Mercoledì delle Ceneri: mons. Gambelli (Firenze), “elemosina, preghiera e digiuno dimensioni della nostra vita, riguardanti le relazioni con il prossimo, Dio e noi stessi”

“Per non accogliere invano la grazia di Dio siamo invitati a cominciare dal prendere coscienza di quella sofferenza che noi stessi ci provochiamo ogni volta che mettiamo il nostro io al posto di Dio. L’elemosina, la preghiera e il digiuno oltre a essere delle indicazioni per vivere il cammino di conversione, sono anche delle dimensioni della nostra vita, riguardanti le relazioni con il prossimo, con Dio e con noi stessi da esaminare, nelle quali riconoscere umilmente le tristi conseguenze dei nostri peccati”. Lo ha sottolineato questa sera l’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica per il Mercoledì delle Ceneri con il quale si apre il tempo di Quaresima.
“È interessante osservare – ha rilevato il presule – che il punto di partenza sia proprio quello dell’elemosina. C’è un modo ipocrita di praticarla, suonando la tromba nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente, per la quale non c’è ricompensa presso il Padre”. “Nella seconda parte del Vangelo di oggi, Gesù – ha proseguito mons. Gambelli – ci insegna a coltivare la relazione filiale con Dio nella preghiera dove possiamo evitare il rischio di chiuderci nei sensi di colpa che sorgono nella nostra vita davanti al male commesso, specialmente quello dell’indifferenza nei confronti dei poveri: ‘Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà’”. “Chiudere la porta della camera – ha spiegato l’arcivescovo – significa mettere a tacere quelle voci che ci conducono talvolta a perdere di vista l’autentico volto di Dio di cui ci parla il profeta Gioele nella prima lettura: ‘Egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male’. È interessante osservare che lo stesso verbo ‘ravvedersi’ che ha qui Dio per soggetto venga impiegato altrove per parlare del pentimento degli uomini”. “Nel silenzio e nell’ascolto della Parola di Dio – ha aggiunto – anche noi possiamo chiedere costantemente questo dono nel corso del cammino quaresimale di superare le paure dei nostri peccati per giungere a dire come Santa Teresa di Lisieux: ‘Se avessi commesso tutti i crimini possibili, avrei sempre la stessa fiducia, sento che tutta questa moltitudine di offese sarebbe come una goccia d’acqua gettata in un braciere ardente’”. Mons. Gambelli ha poi ammonito: “Il digiuno di cui ci parla la parte finale del Vangelo, non consiste solo nell’astenerci dal cibo”. E ha ricordato che Papa Leone XIV nel suo messaggio per la Quaresima 2026 invita a praticare il digiuno dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo”. “Aiutaci Signore a digiunare dai giudizi, a metterci in ascolto della tua Parola che ci rivela il tuo amore misericordioso per essere strumenti del tuo amore fedele ed eterno”, ha concluso l’arcivescovo.

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