Le visite domiciliari nei primi 1.000 giorni di vita promuovono la salute delle famiglie, prevengono le malattie e sostengono lo sviluppo e il benessere di bambine e bambini. Se ne è parlato oggi a Roma, nella sede dell’Iss, durante il convegno “Le visite domiciliari come strumento di promozione di salute e di equità nei primi 1.000 giorni. Evidenze, politiche, pratiche e prospettive”. L’evento è stato un’occasione per condividere le esperienze e stimolare una visione comune su questo tipo di interventi, sostenuti anche da agenzie internazionali come Oms e Unicef.
“Parlare dei primi 1.000 giorni significa parlare di prevenzione nel suo senso più pieno – ha sottolineato in apertura del convegno il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone –: prevenzione delle disuguaglianze, delle fragilità, delle malattie croniche, ma anche prevenzione della solitudine genitoriale, della marginalizzazione e della perdita di fiducia nei servizi. È in questo arco di tempo, dalla gravidanza ai primi due anni di vita, che si gettano le basi dello sviluppo fisico, cognitivo, emotivo e relazionale di bambine e bambini, e che si costruiscono traiettorie di salute che accompagnano l’intero corso della vita”.
I programmi di accompagnamento e supporto alla genitorialità basati sulle visite domiciliari nei primi 1.000 giorni, riconosciuti da documenti nazionali e internazionali come parte integrante di un approccio integrato ai primi 1.000 giorni, rappresentano una opportunità concreta per promuovere la salute delle famiglie, prevenire le malattie e sostenere lo sviluppo e il benessere della famiglia. Diversi studi, è emerso durante l’evento, hanno dimostrato gli effetti benefici di questo intervento, al punto che l’Oms sta lavorando a una revisione della letteratura scientifica esistente che ha già censito 99 articoli sul tema. In Italia tali programmi sono già attivi in diversi territori, con modelli e contenuti eterogenei, realizzati da Aziende sanitarie, Comuni ed enti del Terzo Settore. Il documento “In Punta di piedi”, ad esempio, elaborato dal Csb-Centro per la salute delle bambine e dei bambini con il contributo dell’Istituto superiore di sanità e di altri enti ed associazioni, ha raccolto linee di indirizzo, competenze professionali essenziali e moduli formativi esistenti, costituendo un riferimento nazionale solido e condiviso. Le visite domiciliari nei primi 1.000 giorni sono parte integrante dell’iniziativa Baby-Friendly, in particolare delle Comunità amiche delle bambine e dei bambini, che promuove un ambiente di comunità accogliente e di sostegno continuo alla genitorialità e contribuisce al raggiungimento degli obiettivi della Joint Action PreventNcd, orientata alla promozione di interventi integrati e centrati sui determinanti della salute. “Alla luce delle recenti indicazioni delle politiche nazionali sull’inclusione delle visite domiciliari nei programmi di supporto ai primi 1.000 giorni – afferma Angela Giusti, prima ricercatrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Iss –, diventa cruciale mettere in rete e consolidare conoscenze, esperienze e pratiche per fornire un orientamento comune e favorire equità nell’accesso ai servizi, con particolare attenzione alle famiglie più vulnerabili”.