“I civili nella Repubblica Democratica del Congo orientale sono intrappolati tra proiettili e fame. Le famiglie fuggono e i sopravvissuti alla violenza faticano a trovare anche le cure di base”: così la commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, descrive la situazione nel Paese africano dove è in visita in questi giorni, per un viaggio che la porta anche in Burundi e in Ruanda per valutare le esigenze umanitarie più urgenti sul campo e per promuovere l’accesso umanitario con tutte le parti in conflitto. Da qui la decisione odierna di mobilitare 81,2 milioni di euro in aiuti umanitari per la popolazione della regione dei Grandi Laghi.
L’escalation del conflitto genera sfollamenti di massa, mentre cibo, acqua e alloggi scarseggiano, e donne e bambini sono sempre più esposti a violenza e sfruttamento. “Il denaro da solo non fermerà la sofferenza”, ha continuato Lahbib, facendo un appello alle parti in conflitto: “Gli operatori umanitari devono essere in grado di raggiungere le persone in modo sicuro, rapido e senza ostacoli. Il diritto internazionale umanitario non è un buffet, non si sceglie a caso. È un dovere di tutte le parti e deve essere pienamente rispettato”. Questa missione di “diplomazia umanitaria” per sviluppare iniziative concrete è stata appoggiata dal Consiglio affari esteri lo scorso 29 gennaio.