“Il tempo post-Giubilare ci chiede il coraggio di essere una Chiesa che non teme il vuoto lasciato dal ‘superfluo’, perché sa riempirlo con la carità. Non accontentiamoci di ‘fare la Quaresima’; cerchiamo di ‘diventare Quaresima’: un popolo che prepara lo spazio per la luce del Risorto”. È l’esortazione del vescovo di Andria, mons. Luigi Mansi, nel messaggio alla comunità diocesana per l’inizio della Quaresima.
Nelle liturgie odierne i fedeli ricevono “sul capo le ceneri. È un gesto antico – sottolinea il presule – che ci ricorda la nostra fragilità, ma che quest’anno vi invito a vivere come un appello vibrante a ‘lasciare il superfluo’ per riscoprire ciò che davvero ci edifica come Chiesa. Non è solo un rito di penitenza, ma l’inizio di un cantiere: il passaggio necessario da una fede di abitudine a una fede di relazione”. La riflessione di mons. Mansi si articola attorno a tre verbi: “incontrare”, “testimoniare” e “servire”. “Nelle nostre parrocchie chiediamoci: ci guardiamo negli occhi o siamo solo vicini di banco?”, prosegue il vescovo secondo cui “frequentare le liturgie come ‘utenti’ ci trasforma in estranei. Incontrare l’altro non è un’opzione, è il fondamento della Chiesa. Ritagliare momenti di silenzio oggi è un atto di resistenza spirituale: significa stare davanti alla Scrittura in ascolto nudo, permettendo che essa metta in crisi le nostre sicurezze di ‘cristiani da sempre’”. “Oggi – continua il vescovo – il digiuno più urgente è quello dall’indifferenza digitale. Facciamo nostra l’esortazione di Leone XIV a ‘disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato e alle calunnie’ sui social media. Testimoniare significa mostrare che il Vangelo entra nel portafoglio e nell’agenda: la nostra sobrietà deve diventare una profezia”. Secondo il vescovo, poi, “dobbiamo compiere un salto di qualità: passare dal fornire un aiuto al generare una relazione. L’assistenza risolve un’emergenza; la relazione restituisce la dignità”. “Una comunità che ‘eroga servizi’ – rileva – è un’agenzia; una comunità che ‘genera legami’ è una famiglia. Come scrive il Pontefice, la conversione deve riguardare ‘lo stile delle relazioni e la qualità del dialogo’ affinché le nostre comunità siano luoghi dove il grido di chi soffre trova accoglienza”.