Quaresima: mons. Melillo (Ariano Irpino), “la fede non si misura con le parole, ma con la fatica quotidiana di fare il bene”

“La Quaresima non è solo rinuncia esteriore, ma è lotta interiore, è nella ricerca sincera, nella preghiera e nella carità che l’anima si avvicina a Dio, amando Cristo e i fratelli. Facciamo risuonare questo invito nella nostra vita, con gesti semplici di riconciliazione e di perdono nel cammino quaresimale che si apre nel Mercoledì delle Ceneri, tempo di ascolto, conversione e apertura, illuminato dalla Parola del Signore e sostenuto dal Messaggio di Quaresima di Papa Leone XIV”. Inizia così il messaggio per la Quaresima 2026 di mons. Sergio Melillo, vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia.
“Il silenzio del chiacchiericcio ci invoglia a meditare sull’esistere, in una stagione dominata da consumi, dall’apparenza che svilisce l’umano. La Quaresima, nell’incertezza della contemporaneità, è propizia per la revisione di vita – spiega il presule –. Sono quaranta giorni da attraversare, senza ignorarne il senso – né ridurli a mere pratiche esteriori –, che rischiano di allontanarci dall’autentica vita cristiana. Impegniamoci a farci trasformare dall’amore di Dio, costruendo relazioni vere nelle comunità, facendo fiorire la speranza anche tra le situazioni più fragili e compromesse, tra le ferite della vita”.
Facendo riferimento al messaggio del Papa, il vescovo evidenzia che “la Quaresima educa anzitutto all’ascolto”: “In una terra segnata dallo spopolamento, dalla solitudine degli anziani e dall’inquietudine dei giovani, l’ascolto è il primo atto di evangelizzazione. Senza ascolto non c’è relazione; senza relazione non c’è annuncio credibile”. Inoltre, “il Papa ci ricorda che il digiuno educa e libera il cuore. Questo si può tradurre in un digiuno da ciò che impedisce la comunione”. In particolare, “siamo chiamati a digiunare dal campanilismo che restringe lo sguardo, dalla tentazione di custodire solo ciò che è ‘nostro’, dalla gestione solitaria delle responsabilità, da parole che creano distanza”. Poi l’invito: “Amiamo le radici dei nostri paesi, custodi di storia e bellezza, ma non permettiamo che diventino confini che limitano il futuro: il Signore ci chiama a costruirlo insieme”.
“La primavera giunge solo attraverso la potatura e la sarchiatura dei campi per poter raccogliere una fioritura nuova. Se sapremo ascoltare con cuore sincero e digiunare da ciò che non costruisce comunione, il Signore renderà feconda la nostra vita. Malgrado le fragilità del nostro tempo, la Pasqua rimane promessa certa di Risurrezione, dono e frutto della passione di Cristo per ciascuno e per l’umanità intera”, afferma mons. Melillo, concludendo: “La fede non si misura con le parole, ma con la fatica quotidiana di fare il bene. Ognuno di noi porta dentro il cuore un deserto: solo attraversandolo si può trovare la vera luce. A noi è chiesto di essere comunità che si lascia convertire, per divenire segno credibile di speranza per tutti”.

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