Venezuela: alcuni familiari di detenuti politici in carcere a Boleíta in sciopero della fame da quasi tre giorni. Università Cattolica, “ripristinare protagonismo della società”

Sono passati quasi tre giorni da quando alcuni familiari di detenuti politici (circa una decina) hanno iniziato uno sciopero della fame, per protestare rispetto alla detenzione dei propri cari, nella cosiddetta “Zona 7”, la sede della Polizia nazionale bolivariana a Boleíta, nello Stato venezuelano di Miranda, da dove, pure, alcuni prigionieri sono stati scarcerati nei giorni scorsi. Questa azione si aggiunge allo sciopero della fame iniziato dai detenuti politici venerdì scorso, per esigere la loro libertà piena e immediata. Il Comitato per la libertà dei prigionieri politici ha ricordato, attraverso i propri social network che questa attesa prolungata dei familiari, che non riposano da settimane, non è solo un logoramento fisico ed emotivo, ma “una violazione sistematica dei diritti umani”. Per l’organizzazione, “è imperativo che lo Stato mantenga la sua promessa di liberazione immediata. Ogni ora di ritardo è un’ora in più di sofferenza ingiustificata”.

Nel frattempo, Carlos Lusverti, nuovo direttore del Centro per i diritti umani dell’Università Cattolica Andrés Bello (Ucab) di Caracas, gestita dalla Compagnia di Gesù, ha riflettuto a Radio Fe y Alegría sulla legge di amnistia e sui passi che dovrebbero essere compiuti in favore di una transizione verso la democrazia. L’avvocato ritiene necessario ripristinare il protagonismo della società venezuelana con tutte le sue diverse voci, manifestando “preoccupazione” per il modo in cui la maggioranza nell’Assemblea nazionale ha avviato, nella prima settimana di febbraio, un dibattito per approvare una legge di amnistia. “Se vogliamo iniziare a cambiare, dobbiamo cominciare dalla forma, che in democrazia è fondamentale”, sottolinea l’esperto. Lo stesso Centro per i diritti umani dell’Ucab ha pubblicato questo 10 febbraio un documento con 15 raccomandazioni tecniche sul progetto di legge, nel quale segnala che lo strumento giuridico deve essere approvato con tempestività, ma rispettando gli standard internazionali in materia per sortire l’effetto favorevole che da esso ci si aspetta nella società e in particolare in favore delle vittime di violazioni dei diritti umani.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi