Minori a rischio e sfida educativa: don Grimaldi (cappellani carceri), “come ci insegna San Giovanni Bosco è importante la prevenzione”

(Foto Ispettorato cappellani carceri)

“Quando arrivano nei nostri istituti, sono già ragazzi feriti, che vivono problematiche, quindi più che dare una risposta, cerchiamo di offrire loro una paternità. Ognuno di loro ha una storia di sofferenza e anche di violenza alle spalle, a causa anche degli ambienti di provenienza, in modo particolare della famiglia, dove, se manca l’armonia, i primi a risentirne sono i ragazzi”. Lo dice, in un’intervista al Sir, don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, tracciando un bilancio del Seminario di formazione per i cappellani degli istituti minorili, intitolato “Emergenza o crisi educativa: una sfida per tutta la società” e promosso a Roma dal 9 all’11 febbraio dall’Ispettorato generale dei cappellani delle carceri italiane. “È difficile rispondere a questo disagio e risolvere i problemi, proprio per questo è importante un’opera preventiva come ci insegna San Giovanni Bosco, per aiutare i giovani a non fare scelte sbagliate – osserva il sacerdote -. Un lavoro preventivo da affidare alla cura della famiglia, della scuola, della Chiesa, degli oratori, per aiutare tanti ragazzi a non andare oltre il limite”. Purtroppo, aggiunge, “tanti giovani abbandonati a se stessi non hanno più un riferimento nella famiglia, non vanno a scuola, sono privi di cultura, frequentano ambienti malsani: tutto questo non aiuta il ragazzo ad affrontare la vita in un modo adeguato. I minori che troviamo nei nostri istituti rappresentano solo una parte del disagio giovanile, perché poi ci sono tante persone affidate alle comunità esterne. Certamente, all’interno degli istituti ci sono, in modo particolare, i ragazzi che sono più problematici, che hanno commesso violenze gravi e anche ammazzato”.
Al Seminario hanno partecipato 15 cappellani delle carceri minorili e con l’aiuto di esperti hanno riflettuto “sull’emergenza educativa, che è una sfida per tutta la società, non soltanto per la Chiesa, ma anche per la politica, la scuola, la famiglia, perché tutti noi siamo coinvolti per rispondere a questa difficoltà sul fronte educativo – evidenzia don Grimaldi -. Gli esperti ci hanno anche aiutato a capire in che modo possiamo dare una mano a questi ragazzi, a capire le motivazioni di alcuni comportamenti. Molte volte la colpa ultima non è neanche del ragazzo, ma è di una società sbandata”.

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