Sant’Egidio: mons. Paglia, “percorrere le strade di questo nostro mondo per comunicare il Vangelo con una una speranza di pace”

Foto Comunità Sant'Egidio

“Il Signore, ancora una volta, come in una nuova chiamata, chiede ai suoi discepoli di oggi e alla nostra Comunità, di riprendere a percorrere le strade di questo nostro mondo per comunicare il Vangelo di sempre con una nuova forza, con una nuova passione, con una speranza di pace”. A dirlo ieri sera, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, l’arcivescovo mons. Vincenzo Paglia che ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione dei 58 anni della Comunità di Sant’Egidio fondata da Andrea Riccardi. “Siamo in tanti e la prima parola che pronunciamo assieme in questa santa celebrazione è il nostro ‘grazie’ al Signore per il dono della Comunità, un dono di cui ciascuno di noi beneficia, come anche la Chiesa di Roma e le altre Chiese nel mondo ove la Comunità è presente. Al nostro grazie – ha aggiunto mons. Paglia – si unisce quello dei tanti poveri e vulnerabili che in questi giorni hanno pregato con noi e hanno gioito per aver trovato un’oasi di amicizia dove essere accolti, accompagnati, amati. E non dimentichiamo i tanti fratelli e sorelle che sono attorno al Signore nell’altare del cielo”. E citando il primo Beato della Comunità, il martire Floribert Bwana Chui, il presule ha evidenziato che “avere sull’altare del cielo un fratello martire beatificato, mentre sugli altari del mondo sembra troneggiare la forza delle armi e del denaro, significa ricordare a tutti la forza dell’amore martiriale che cambia noi e la storia”.
La storia della comunità è “una storia di ascolto quotidiano della Parola di Dio che ci ha guidato a servire i più poveri dalle periferie di Roma a quelle del mondo”, ha evidenziato mons. Paglia davanti a circa 5000 fedeli: “nel corso di questi decenni che hanno visto la storia declinarsi in scenari diversi, il Vangelo, ascoltato e vissuto in Comunità, ci ha salvato dalle derive ideologiche”. “Questa storia santa” – ha detto – è diventata “salvezza per tanti. Anch’io, da giovane prete, ne fui attratto e ne divenni figlio. E – lasciate che con gratitudine lo dica oggi – il mio sacerdozio e il mio episcopato ne sono stati molto arricchiti”. Oggi è una “fraternità in cui lingue, culture, popoli sono uniti: tutti differenti, tutti figli del Vangelo! E vorrei aggiungere: ottimisti e felici! Sì, un cristianesimo felice per costruire un mondo che sia una casa comune per tutti i popoli”, ha concluso mons. Paglia: “il Signore sostenga la Comunità perché sia ovunque un luogo santo che aiuta i popoli a sperare in un mondo ove i conflitti cedono il passo alla pace, la solitudine alla fraternità, l’odio e la violenza all’amore e alla mitezza”. Alla celebrazione hanno partecipato diversi rappresentanti delle istituzioni oltre a rappredentanti ecumenici ed hanno concelebrato il card. decano Giovanni Battista Re, l’arciprete della Basilica di san Paolo, il card. James Harvey e il card. Walter Kasper. Presente anche il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi.

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