Povertà e salute mentale: Caritas, “sistema pubblico sottofinanziato, cure sempre più private”. Sui social una “gerarchia della sofferenza”

Il sistema di salute mentale in Italia è sottofinanziato e diseguale. Lo denuncia il Rapporto di Caritas italiana su “Povertà e salute mentale”. L’Italia investe circa il 2,9% della spesa sanitaria complessiva nel settore (2023), con forti differenze regionali. La Legge di Bilancio 2026 stanzia 80 milioni di euro, di cui solo 30 destinati al personale, a fronte dei 785 milioni ritenuti necessari dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica. I Centri di Salute Mentale territoriali si stanno trasformando in ambulatori con orari ridotti e minori visite domiciliari, mentre cresce il ricorso al privato, alimentando uno “stigma economico”: la percezione che la cura sia accessibile solo a chi può permettersela. Il Rapporto analizza anche la presenza del tema su Instagram: su 1.715 post pubblici (giugno 2024–maggio 2025), i disturbi del comportamento alimentare risultano i più visibili (707 occorrenze), seguiti da riferimenti generici ai disturbi psichiatrici (513), dal disturbo ossessivo-compulsivo (508), dall’ansia (449) e dalla depressione (438). Patologie complesse come schizofrenia (154) e disturbi dissociativi (58) restano marginali. Si delinea così una “gerarchia della sofferenza” guidata dagli algoritmi, che privilegia ciò che è più condivisibile. Accanto al potenziale destigmatizzante dei social, emerge però la denuncia dei costi proibitivi della terapia privata e delle carenze del servizio pubblico.

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