Povertà e salute mentale: Caritas, “disagio in crescita tra giovani, donne, migranti”. Tra il 18,6% e il 28,5% degli italiani ha sperimentato un disturbo mentale

Il disagio mentale in Italia cresce in modo significativo e colpisce soprattutto giovani, donne, persone migranti. Ma anche persone senza dimora, vittime di violenza e tratta, famiglie con figli seguiti dalla neuropsichiatria infantile e adulti over 55 che precipitano nella povertà dopo la perdita dei genitori. È il quadro delineato dal Rapporto nazionale di Caritas italiana “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati”, presentato oggi a Roma. Caritas parla di un “circolo vizioso” tra precarietà economica e sofferenza psichica: chi vive instabilità lavorativa, abitativa o relazionale è più esposto a disturbi mentali, e questi ultimi a loro volta aggravano la vulnerabilità economica. I dati confermano la tendenza: le richieste ai servizi psichiatrici sono passate da 826.000 nel 2019 a 854.000 nel 2023 (+3%), mentre tra il 18,6% e il 28,5% degli italiani ha sperimentato un disturbo mentale nel corso della vita. La depressione maggiore riguarda tra il 10% e il 17% della popolazione, i disturbi d’ansia fino al 17%. Caritas sottolinea che il benessere psicologico sta diventando un “lusso”, soprattutto per chi non può permettersi cure private e si scontra con un sistema pubblico sempre più indebolito. Nella prefazione al Rapporto il cardinale Matteo Maria Zuppi sottolinea che integrare sociale e sanitario è una “scelta di giustizia”. Caritas chiede una volontà politica stabile per superare le disuguaglianze territoriali e promuovere il “budget di salute”, uno strumento per sostenere progetti di vita autonomi. “È urgente considerare la salute mentale un bene comune e un investimento strategico per la coesione sociale”, afferma don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana.

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