La diocesi di Rossano-Cariati è in festa per l’istituzione, nella Cattedrale di Maria Santissima Achiropita in Rossano, del Tribunale incaricato dell’inchiesta canonica sul presunto miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Madre Isabella De Rosis, fondatrice della Congregazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore. L’evento si è aperto con la celebrazione dei Primi Vespri solenni, presieduti dall’arcivescovo mons. Maurizio Aloise, che ha introdotto e guidato la prima seduta ufficiale del Tribunale. Nel suo intervento mons. Aloise ha sottolineato il valore “ecclesiale” del momento, richiamando “il dovere della Chiesa di esercitare un discernimento prudente, serio e obiettivo nel riconoscere i segni dell’azione di Dio nella storia”. Il presule ha, quindi, tracciato, un profilo spirituale di Madre Isabella De Rosis ricordando la sua figura “luminosa di donna totalmente donata a Dio”.
Nata a Rossano il 9 giugno 1842 da nobile famiglia ( e morta l’11 agosto 1911) Madre Isabella scelse fin da giovane la via della consacrazione, maturando una “profonda spiritualità” nel Collegio di Santa Chiara a Napoli, segnata da “una intensa devozione al Sacratissimo Cuore di Gesù”. La sua vita, ispirata alla spiritualità della riparazione secondo l’insegnamento di Santa Margherita Maria Alacoque, si tradusse in “un’esistenza di offerta, obbedienza e amore radicale”, culminata nella fondazione, il 24 ottobre 1875, della Congregazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore. Nel contesto dell’inchiesta sul presunto miracolo, è stato ribadito che la Chiesa – si legge in una nota della diocesi – “non è alla ricerca dello straordinario in sé, ma della verità, per riconoscere con responsabilità e fede l’opera di Dio attraverso i suoi servi”.
Il tribunale risulta composto da don Giuseppe Scigliano, delegato episcopale; don Nicola Alessio, Promotore di Giustizia; don Giuseppe Straface, Notaio attuario e suor Sheena Joseph Maliyakal, Postulatrice. Al termine della seduta, è stato espresso un ringraziamento alla Madre Generale, alle religiose presenti e all’intero Istituto, “segno vivo della fecondità spirituale del carisma di Madre Isabella”, nonché ai membri del Tribunale e a tutti coloro che sostengono questo cammino con la preghiera.