Il “marzo-donna”

Le iniziative che si moltiplicano in questo mese - prendendo spunto dall'8 marzo "Giornata internazionale della donna" - si sviluppano attorno a problematiche sanitare come la prevenzione contro malattie femminili specifiche, con visite senologiche gratuite o con campagne di sensibilizzazione sull'endometriosi; oppure intorno alla effettiva e persistente discriminazione delle donne in ambiente lavorativo; oppure ancora alla sempre incombente violenza sulle donne, tematica drammatica su cui è necessario aumentare l'attenzione e diffondere la consapevolezza

Foto Calvarese/SIR

Inizia il mese di marzo, ormai caratterizzato, anche nel nostro territorio, un po’ in tutti i comuni, da tante iniziative che pongono al centro la donna, tanto da aver cambiato il nome in “marzo-donna”. Un tempo (ancora?) marzo era anche il “mese delle vocazioni” (in riferimento al giorno 25, solennità dell’Annunciazione) e se allora orientato un po’ a senso unico, cioè alle vocazioni alla vita sacerdotale o religiosa, ora potrebbe esserlo, come viene sempre sottolineato su questo tema, per tutte le vocazioni, tra cui anche quella al matrimonio, e potremmo dire, ancor prima, la stessa chiamata all’essere uomo o donna, ciascuno e ciascuna con le sue peculiarità.

In realtà le iniziative che si moltiplicano in questo mese – prendendo spunto dall’8 marzo “Giornata internazionale della donna” – si sviluppano attorno a problematiche sanitare come la prevenzione contro malattie femminili specifiche, con visite senologiche gratuite o con campagne di sensibilizzazione sull’endometriosi; oppure intorno alla effettiva e persistente discriminazione delle donne in ambiente lavorativo; oppure ancora alla sempre incombente violenza sulle donne, tematica drammatica su cui è necessario aumentare l’attenzione e diffondere la consapevolezza. Al riguardo sorprende non poco la parzialità con cui questo argomento viene affrontato, dimenticando come in tante parti del mondo – quello musulmano, ma non solo – la donna sia violata nella sua dignità e libertà (quando non si arriva addirittura a ignorare le bestiali violenze perpetrate cinque mesi fa dai terroristi di Hamas ai danni delle donne israeliane o si sorvola su quelle, documentate in due anni, dei militari russi ai danni delle donne ucraine!). Ma non sarebbe male – e talora viene fatto, pur se in misura molto minore – orientarsi anche a prospettive più positive, assumendo a tema la specificità del mondo femminile con tutte le sue prerogative, a partire da una maggiore sensibilità e acutezza in vari ambiti, dal maggiore equilibrio socio-politico, dalla più intensa sensibilità religiosa.

Senza dubbio significativa è la stragrande presenza femminile, ad esempio, rispetto a quella maschile, nel mondo educativo e scolastico, come anche nella frequenza e partecipazione alla vita ecclesiale, o anche nei servizi sanitari e di assistenza. Una presenza che va apprezzata, valorizzata e promossa, non tanto per relegare le donne a questi settori, ma per coglierne il significato e per incrementarne il valore. La donna può rendere la vita e il mondo più belli per tutti con la sua grazia e la sua sensibilità, e non sembri questo un inutile elogio o un’affermazione fuorviante. Tra le iniziative dell’8 marzo e dintorni ci sono anche le cene o gli incontri per sole donne (che potrebbero configurarsi come discriminazione al contrario…), oltre alla galante offerta di mimose (su cui però, di questi tempi, bisogna guardarsi per non essere tacciati di stalking…).

Non c’è una “Giornata dell’uomo” (inteso come maschio), perché forse non se ne sente il bisogno: ma anche in ciò sarebbe forse opportuna la parità per un’educazione al reciproco rispetto! C’è sì la “festa del papà” (il 19 marzo: S. Giuseppe, che fece da padre a Gesù), ma come corollario della “festa della mamma” (seconda domenica di maggio, mese delle rose); e c’è la “festa dei nonni e delle nonne” (contesa tra le date dell’ultima domenica di luglio in corrispondenza alla festa dei nonni di Gesù, Gioachino e Anna, come suggerisce il Papa, e del 2 ottobre, festa degli angeli custodi perché alla loro premura si rifà quella di tanti nonni verso i nipoti). Feste che esaltano il ruolo familiare delle persone nella loro specificità femminile e maschile. Anche questa infatti è appunto una vocazione, più nativa di altre, come dicevamo. Per la donna una vocazione speciale è certamente quella della “maternità” che andrebbe rivalutata in tutta la sua portata fondamentale per la società e per la Chiesa – checché ne dicano alcune femministe ad oltranza e di retroguardia. E anche nella Chiesa, appunto, un ruolo maggiore andrebbe riconosciuto alle donne, magari superando quell’ammennicolo del carisma superiore al ministero o della “santità” superiore al “governo”, poiché ambedue queste “vocazioni” si tengono insieme, per uomini e donne.

Altri articoli in Italia

Italia