Da alcuni mesi è nata l’Associazione teologica calabra, che unisce teologi che vivono e operano sul territorio. Abbiamo intervistato il presidente don Roberto Oliva, docente presso l’Istituto teologico calabro “San Francesco di Paola” e sacerdote della diocesi di San Marco Argentano – Scalea.
Come nasce l’idea dell’Associazione teologica calabra?
Come sosteneva papa Francesco: «la realtà è più grande dell’idea». Nel nostro caso l’idea della nascita dell’Associazione teologica calabra nasce dall’esperienza reale di incontri, di scambi, di vissuti di alcuni teologi e teologhe della Calabria che, a partire da una rassegna bibliografica regionale, si sono dati come obiettivo quello di riunirsi in maniera più organizzata, anche attraverso un vero e proprio statuto associativo, al fine di conoscersi e pensare a una linea teologica comune nella diversità dei percorsi di ricerca.

Don Roberto Oliva
È uno strumento culturale e teologico? Quali i fini?
La teologia è una forma di cultura. È il pensiero dei credenti e, come tale, tende sempre a rileggere e attualizzare la buona notizia, il Vangelo, nell’oggi della storia di questo mondo, in particolare del nostro contesto regionale. Senza l’impegno di generare e favorire scambi culturali, il pensiero teologico rischia di affondare nell’oceano della banalità in cui le parole e le scelte non sono trasparenza del Vangelo e nemmeno della dignità umana. Pertanto i fini hanno a che fare con la missione di rendere apprezzabile e attuale il sapere teologico: fatto di ricerca, domande e inquietudini. Un’associazione serve questa missione, che è di tutta la Chiesa, ma lo fa intercettando direi “dal basso” il bisogno umano di trascendenza, di spiritualità, di interiorità, ma anche di emancipazione, come un bisogno che corrisponde al desiderio di Dio sull’uomo.
Come può inserirsi l’associazione nell’ambito della riflessione sulla teologia del Mediterraneo? Come porsi in ascolto del territorio?
L’Associazione teologica calabra, operando in un territorio regionale caratterizzato non solo geograficamente ma anche antropologicamente, si inserisce in una riflessione teologica sul Mediterraneo molto più complessa e articolata. Speriamo di dare il nostro contributo a questa riflessione così urgente oggi come espressione del pensiero teologico delle chiese calabresi. E per fare questo è necessario un ascolto del territorio sincero, profondo, senza filtri, senza pregiudizi. Le sue contraddizioni che invitano il pensiero teologico a stimolare la chiesa ad una presenza più profetica, più liberante, ma nello stesso tempo anche una ripresa sapiente delle tradizioni della cultura locale, intrisa non solo di filosofia greca, ma anche di contaminazioni religiose, antropologiche e sociali molto evocative anche per pensare l’annuncio del Vangelo oggi in un mondo ormai plurale e secolarizzato.
Quali rapporti con le istituzioni accademiche ecclesiastiche regionali?
Il modo in cui si è strutturata recentemente l’Associazione favorisce uno scambio non solo relazionale, ma anche di prospettive e di ricerche tra le diverse istituzioni accademiche regionali: l’Istituto teologico calabro di Catanzaro, gli Istituti di Scienze religiose di Reggio Calabria e di Cosenza. Questo scambio favorisce anche una maggiore inculturazione nelle e delle chiese locali, per mezzo di un confronto proficuo con le istituzioni accademiche universitarie statali, ma anche associazioni, comunità parrocchiali e realtà che sono interessate a conoscere l’originalità della teologia cattolica.
Quali i prossimi appuntamenti?
I prossimi appuntamenti riguardano la rassegna “Calabria Teologica”, una rassegna di presentazione di volumi di teologi e teologhe calabresi, o nati o operanti e attivi in Calabria. A partire da ottobre 2026 fino a giugno 2027. Poi, per l’autunno 2027, è previsto il primo convegno teologico dell’associazione. E il 1° settembre l’associazione si riunirà per una plenaria, frutto di condivisioni tra i soci e anche di scambio e di confronto. In questa prima fase privilegiamo la costruzione di una rete di relazioni affidabile, in vista di attività future volte ad accrescere la consapevolezza che il sapere teologico dà anche spessore al nostro abitare una terra bisognosa di religiosità foriera di giustizia e riscatto sociale.

