Panama: i vescovi, “rinnovare la fraternità e abbattere i muri della diseguaglianza”

“Abbiamo un compito grande e urgente: rinnovare la fraternità e la solidarietà, consapevoli che nessuno si salva da solo. È tempo di passare dalle parole all’azione, per abbattere i muri che ci separano. Ciò non significa non denunciare ciò che impedisce la costruzione di una Panama inclusiva e opportunità per tutti, nel rispetto dell’ecologia integrale, che non separa le dimensioni socio-politica ed economica da quelle ambientale ed etica”. È l’esortazione dei vescovi di Panama, nel messaggio diffuso ieri, a conclusione della propria assemblea plenaria. “Urge affrontare insieme la sfida della povertà e dell’esclusione, del riscaldamento globale e della globalizzazione”, prosegue la nota della Conferenza episcopale (Cep), secondo cui quella attuale, pur nella sua drammaticità, è un’occasione storica per “abbattere i muri della diseguaglianza, dell’esclusione e dell’indifferenza”.
A Panama il numero totale dei contagi da Covid-19 ha superato le 100mila persone (è il primo Paese dell’America centrale), con 2.213 morti. “Il nostro – riflettono i vescovi – ha dimostrato ancora una volta di essere un popolo nobile durante questa pandemia. Sono passati sei mesi in cui abbiamo perso tanti cari, molti sono stati colpiti dal Covid-19, nella loro salute, nella loro economia, nei loro rapporti umani e commerciali, nella loro vita di fede. Tuttavia, in mezzo a questo oscuro panorama, è emersa la luce della solidarietà e della fratellanza di tante persone, organizzazioni e istituzioni”. La stessa Chiesa ha rafforzato le sue opere sociali e di misericordia, e altre ne sono state create, per “essere Chiesa in uscita e incarnata nel suo popolo”. Anche la dimensione della famiglia come “chiesa domestica” è stata riscoperta. Tuttavia, “sono ancora più visibili alcuni mali sociali, come la corruzione, la mancanza di credibilità etica, la diseguaglianza nell’accesso all’istruzione”.

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