Terremoto L’Aquila 2009: mons. D’Angelo, “dal Risorto una speranza che attraversa il dolore”

Archivio (Foto P. Biondi)

A diciassette anni dal terremoto che, nella notte del 6 aprile 2009, devastò L’Aquila e il suo territorio, provocando 309 vittime, migliaia di feriti e una ferita profonda nel tessuto sociale e urbano, la comunità ecclesiale si è raccolta in preghiera per fare memoria. Nella messa commemorativa, celebrata ieri, 6 aprile, l’arcivescovo mons. Antonio D’Angelo ha richiamato il significato della Pasqua come chiave per leggere anche il dolore più grande. “Stiamo celebrando il mistero della Pasqua, evento che ha segnato la vita dell’umanità e di ogni uomo”, ha affermato, sottolineando come la risurrezione di Cristo apra un cammino nuovo, capace di attraversare anche le profondità della sofferenza: “Gesù non è fuggito dalla morte, ma l’ha attraversata così l’ha potuta sconfiggere”. In questo orizzonte si colloca anche la tragedia del sisma, che ha sconvolto vite e certezze, lasciando una ferita ancora viva. Il presule ha richiamato le parole del Vangelo, “Non temete”, come invito rivolto a una comunità che ha conosciuto paura e perdita. Nel ricordo delle vittime, mons. D’Angelo ha ribadito che “la mano di Dio non è venuta meno”, pur dentro uno sconvolgimento così grande. La fede, ha spiegato, “non cancella il dolore ma lo attraversa, come dimostrano le piaghe del Risorto, segno che la ferita resta ma può essere trasfigurata”. Un segno concreto di questa forza è “la rinascita della città e della sua comunità. Il desiderio di futuro, di sognare una città che vive” per l’arcivescovo è il frutto di quella “linfa vitale” che viene da Dio e sostiene l’impegno umano. Non basta la sola volontà: serve “una luce che proietta lontano”, capace di orientare la ricostruzione materiale e spirituale. Da qui l’invito finale a custodire e coltivare questa energia interiore, “incanalarla con l’intelligenza del cuore”, per continuare un cammino condiviso. Una responsabilità che riguarda tutti, “chiamati a edificare una comunità fondata su fraternità e speranza”, guardando oltre le macerie, verso un futuro ancora possibile. Nella notte tra il 5 e il 6 aprile ha avuto luogo la commemorazione delle vittime, svolta senza il tradizionale corteo. I cittadini si sono raccolti all’Emiciclo, dove è stato steso un telo con i nomi delle vittime stampati in rosso. La cerimonia si è poi conclusa al Parco della memoria con la lettura dei nomi delle 309 vittime e con la deposizione dei fiori sulla fontana monumentale, mentre da Palazzo Margherita, sede del municipio, si levava una luce azzurra.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa