“Viviamo in un mondo in cui la voce di Dio non orienta più come un tempo il cammino condiviso dell’umanità”. A denunciarlo è stato padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa pontificia, nell’omelia della celebrazione della Passione del Signore, presieduta dal Papa nella basilica di San Pietro. “Non perché la voce di Dio sia venuta meno – ha precisato – ma perché spesso è una voce tra le tante, coperta da altre voci che promettono sicurezza, progresso, benessere. Eppure il mondo continua ad essere un luogo in cui si soffre e si muore, spesso senza colpa e senza ragione. Le guerre non si fermano, le ingiustizie si moltiplicano e i più fragili sono quelli che ne fanno le maggiori spese”. “È come se mancasse una parola capace di tenere insieme il cammino dell’umanità, un canto che sappia orientare positivamente i nostri passi verso un mondo più giusto e fraterno”, l’analisi del religioso: “Eppure, se guardiamo bene, c’è qualcosa di sorprendente: una schiera silenziosa di persone che scelgono di dare ascolto ad una voce diversa. Alcuni la riconoscono chiaramente come la volontà di Dio, altri la sentono come un appello profondo e irrinunciabile della propria coscienza”. “È una voce che non grida, che non si impone con la forza, che non propone scorciatoie”, ha commentato Pasolini: “È un canto discreto e ostinato che invita ad amare, a restare, a non restituire mai il male ricevuto. Sono uomini e donne normali, che percorrono talvolta senza nemmeno saperlo la stessa via del servo del Signore. Non compiono gesti straordinari, semplicemente ogni giorno si alzano e provano a fare della loro vita qualcosa che non serve solo a loro, ma anche agli altri. Portano pesi che non hanno scelto, accolgono ferite senza indurirsi, non smettono di cercare il bene, anche quando sembra inutile. Non fanno rumore, non occupano la scena, ma tengono aperta la possibilità di un mondo diverso. È grazie a loro che il male non ha l’ultima parola, che la storia non si sta chiudendo nella violenza.”