“Sei diventata nostra sorella costretta però a condividere il peggio di una società che atrocemente ritiene normale mercificare una persona in stato di necessità come fosse un lavoro”. Lo scrive il vescovo di Cassano allo Jonio, mons. Francesco Savino, in una lettera, in questo Venerdì Santo, alle donne vittime di tratta. In questa “tua Via Crucis – aggiunge mons. Savino – ti abbiamo incontrato anche come madre, magari in attesa di una vita originata da un sopruso o con una foto sgualcita in tasca del tuo figlioletto lasciato in patria. Il tuo strazio silenzioso richiama quello di Gesù sulla strada verso il Golgota dove forse potresti incontrare un qualche Cireneo per alleggerire il giogo del tuo asservimento. Oggi questo silenzio nei tuoi confronti è ancora più scandaloso e dirompente perché sono in tanti a renderti invisibile con una spaventosa ipocrisia. Quei locali, night, privé, centri massaggi, motel ad ore, appartamenti e scantinati affittati a insospettabili criminali dal cuore di pietra rappresentano le tappe di un nuovo calvario”. Per il vescovo “siamo tutti correi di questa ignominia perché l’indifferenza e l’ignoranza uccidono e cancellano la speranza”: “dal buio del sepolcro è possibile risorgere soltanto quando i governanti daranno l’esempio e si assumeranno la responsabilità di mettere fine all’attuale schiavitù smettendo di lavarsene le mani secondo il millenario modo di agire di Ponzio Pilato”. “Liberare queste figlie, sorelle, madri vuol dire, come insegnava il caro Servo di Dio Don Oreste Benzi, che le schiave non possono aspettare e che ognuno dovrebbe sentire ciascuna di loro come carne della propria carne”, conclude mons. Savino ricordando le parole di Papa Francesco e di papa Leone che commemorando le vittime di tratta ha definito “un crimine contro l’umanità e un commercio atroce” .