Venerdì Santo in Ucraina: il grido del vescovo ausiliare di Kyiv, “non abituatevi alla nostra sofferenza. La vostra indifferenza è una croce pesante da portare”

“Non abituatevi alla nostra sofferenza. La vostra indifferenza è una croce pesante da portare. Speriamo questo Venerdì Santo che per gli apostoli, sembrava non finire mai, ci conduca presto alla luce che vince le tenebre. La nostra luce è una pace giusta. È sapere che Dio non abbandona mai il suo popolo, soprattutto nel momento della prova”. Nel giorno in cui la Chiesa universale fa memoria della Passione di Gesù, il Sir ha raggiunto telefonicamente mons. Oleksandr Yazlovetskyi, vescovo ausiliare di Kyiv-Zhytomyr e presidente di Caritas-Spes. “Ogni stazione della Via Crucis rispecchia la situazione del nostro paese, dei nostri villaggi, dei nostri fedeli”, dice. “È una preghiera molto vicina al popolo ucraino. Lo è stata sempre per tutti noi durante questi anni. Gesù ha sofferto senza ragione, senza colpa”. Il vescovo passa in rassegna i “volti” della Via Crucis oggi in Ucraina. E afferma: “I bambini prima di tutto sono le vittime più vulnerabili perché a loro è stata rubata l’infanzia, la serenità. Sono tutti diversi e reagiscono diversamente al suono delle sirene. C’è chi si mostra coraggioso ma non parla, chi comincia a piangere, chi si nasconde sotto il letto. Ma sono tutti bambini nati e cresciuti in tempo di guerra”. Ci sono poi gli anziani che “spesso rimangono soli in case gelate, senza elettricità e riscaldamento, specialmente quelli che vivono vicino alle linee del fronte”. “Tutti sono feriti nell’anima”, confida mons. Yazlovetskyi. “Milioni di persone portano cicatrici invisibili, di traumi, perdite, distruzione”. Tra le “vittime” di questa guerra ci cono anche loro: i militari. Ad un occhio esterno, sembrano eroi. “Ma quando poi parli con loro – racconta il vescovo –, spesso cominciano a piangere, e raccontano tutto quello che hanno sofferto. Erano uomini che lavorano nel business, professionisti, lavoratori, medici e insegnanti. La guerra ha cambiato totalmente la loro vita, spazzandola via. L’altro volto della Croce in Ucraina è “la stanchezza” e più la guerra va avanti più la stanchezza cresce. “Durante questi quattro anni di guerra – dice mons. Yazlovetskyi – abbiamo imparato a dare valore a ogni singolo istante, ad ogni incontro, ad ogni possibilità. Abbiamo imparato anche a restare umani, a non lasciare che l’odio prenda il sopravvento”. E conclude: “La pace non è un concetto astratto, ma un dono fragile. L’Ucraina ricorda al mondo che il male esiste ma non deve avere l’ultima parola”.

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