Pasqua 2026: mons. Cevolotto (Piacenza), “non possiamo accettare di soccombere alla rassegnazione, annunciamo la risurrezione”

“Non possiamo accettare di soccombere alla rassegnazione: ne saremmo tutti vittime”. Parte da questa considerazione il vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Adriano Cevolotto, per la sua riflessione contenuta nel messaggio di auguri pasquali pubblicato dal settimanale diocesano “In Nuovo giornale”.
“Arriva la Pasqua – osserva il presule – ed è spontaneo cercare un augurio per tutti. Rispetto a come stanno evolvendo gli scenari internazionali; rispetto alle emergenze che caratterizzano questo nostro tempo, in particolare all’emergenza della fiducia in difetto a vari livelli; un augurio rispetto alle responsabilità che sentiamo crescere e che avvertiamo troppo grandi”.
“La Pasqua ha senz’altro una ricchezza di significati da offrire per tutto questo. Eppure sono convinto che non sia meno urgente chiedersi quanto la nostra fede, la sua trasmissione e testimonianza, sia pasquale”, rileva mons. Cevolotto, secondo cui “è sulla Pasqua che noi ci giochiamo il senso della presenza nel mondo, la specificità dell’annuncio per la vita delle persone”. “Non c’è alternativa: credibilità o insignificanza”, ammonisce il vescovo, per il quale “ridurre la fede ad una morale non può sopportare l’impatto con le sfide dell’esistenza. Ci si chiede come mai non riusciamo a trasmettere la fede alle nuove generazioni. Come risposta ci si dibatte sul ‘come’, sulle strategie”. “Forse – suggerisce mons. Cevolottto – dovremmo porre la domanda anche sul ‘cosa’ annunciamo, sul contenuto dell’annuncio che non può essere smarrito”. “Dov’è il cuore della nostra fede? A cosa è ridotto l’annuncio che facciamo?”, domanda il vescovo. “Se culturalmente abbiamo messo in atto la più grande e ingannevole rimozione, quella del morire, con essa – l’analisi del presule – abbiamo messo in soffitta anche la risurrezione. La risurrezione è la vittoria sulla morte, che viene inesorabile. Se non mettiamo in conto l’esperienza del limite estremo, scompare inevitabilmente anche l’annuncio della sua vittoria”. “La Pasqua di Gesù e la nostra – conclude mons. Cevolotto – non ha a che fare solo con il futuro, essa riguarda il nostro oggi, il modo di stare nel tempo. Ben diverso per chi custodisce la certezza che l’esistenza umana non ha una fine, ma un compimento”.

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