Messa in Coena Domini: mons. Fragnelli (Trapani), “milioni di persone sono vittime del male che distrugge, tanti riti ma nessuna liberazione. Il mondo attende l’Agnello che si immola”

“Nella nostra epoca milioni di persone sono vittime del male che distrugge. Forse tanti riti, ma nessuna liberazione! La storia sembra aver perso le radici, così che ora essa si rivolta contro. I faraoni che uccidono si spostano dovunque sulla terra, si rivestono nei media di buone intenzioni e perseguono obiettivi di morte. Sempre più il mondo attende l’Agnello che si immola, colui che libera i prigionieri perché li ama e fa sorgere l’alba”. Lo ha affermato ieri sera il vescovo di Trapani, mons. Pietro Maria Fragnelli, celebrando in cattedrale la messa “In Coena domini”. Durante il rito il presule ha lavato i piedi ad alcuni detenuti della Casa circondariale di Trapani.
“Doniamo alle nuove generazioni le radici della loro identità. Ovunque sulla terra!”, l’esortazione del vescovo: “Insegniamo loro a mangiare in fretta il cibo dell’esilio nel cammino verso la terra promessa, verso i cieli e la terra nuova della comunione con Dio. Trasformiamo la tristezza della poesia ‘Ed è subito sera’ in un’invocazione del giorno nuovo, in attesa di Dio nella risurrezione di Cristo”.
Commentando poi la pagina del Vangelo che presenta un Gesù che si inginocchia davanti agli apostoli per lavare loro i piedi, mons. Fragnelli ha ricordato che “fare Pasqua significa entrare nella relazione unica che Gesù propone ad ogni discepolo. Si tratta di riconoscere che i nostri piedi sono affaticati e sporchi, di ammettere che le nostre strade polverose ci hanno allontanati da noi stessi oltre che da Gesù, da Dio”. “In questo Triduo ritroviamo l’incontro con Gesù per quello che dipende da noi”, ha ammonito: “Soprattutto – ha spiegato – proviamo a riconoscere i segni che egli sta mettendo nella nostra vita per farci aprire gli occhi sulla sua presenza di amore salvifico”. “Tra i segni – ha proseguito – c’è la vocazione all’amore che dà senso anche alla vita più difficile. Ce lo ricorda il sacrificio innocente di Barbara Rizzo e dei suoi bimbi Salvatore e Giuseppe, per i quali preghiamo in modo particolare in questa messa insieme a tutta la comunità ecclesiale e civile di Trapani. Che questa e tutte storie tragiche del nostro suolo – e del nostro mondo – ci riportino al ‘comandamento nuovo’ del Signore: ‘Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri’. E sarà subito giorno! Sempre!”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi