“La cena pasquale con Gesù assume un senso nuovo, la liberazione che si realizza non attraverso realtà esterne ma la sua stessa vita”. Lo ha detto ieri sera mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza- Bisignano, nell’omelia della messa “in Coena Domini”, presieduta in cattedrale.
“Non siamo salvati dalle cose per quanto sacre, dalle preghiera o dalle attività di beneficenza, ma dall’altro comunione con la sua stessa vita, quella che ha offerto sulla Croce”, ha rilevato il presule per il quale questa esperienza deve “diventare nostro modello, cornice entro la quale mettere la nostra esistenza umana”, che significa “assumere la stessa logica del dono che ha animato Cristo Gesù fino alla fine”.
Mons. Checchinato, che ha riflettuto sul legame tra Eucarestia, carità e rendimento di grazie, ha evidenziato che “l’Eucaristia ci insegna a liberarci dalla logica delle pretese, e ci insegna a dire grazie per ogni cosa, dalla più piccola alla più grande, dalla più sublime a quella meno significativa della nostra vita”. Il vescovo di Cosenza ha constatato che “viviamo in un tempo in cui la superbia e la prepotenza sono sdoganate dai cattivi esempi di uomini di stato, di responsabili della cosa pubblica, anche di donne e uomini di chiesa che non sanno vedere oltre i loro recinti”. Per mons. Checchinato, “tanti conflitti possono essere sanati e ricomposti solo nella misura in cui ci abbassiamo davanti agli altri”. E – ha concluso – “accanto a questo crescere nella capacità di empatizzare con l’altro a cui lavo i piedi, ascoltando la sua fatica, considerando la strada che ha fatto, le occasioni che ha avuto e che non ha avuto, avendo compassione della sua stanchezza: quanto è liberante uscire dalla logica di avere sempre ragione! Lo hanno capito anche persone che non frequentano la fede, e che si interrogano sulle fatiche che ci troviamo ad affrontare nel nostro tempo così complesso”.