Messa in Coena Domini: mons. Cannistrà (Pisa), “contempliamo e adoriamo il mistero dell’eucaristia”

(Foto Gabriele Ranieri per Ucs Pisa)

“La liturgia del Giovedì Santo è una sorta di introduzione al Triduo pasquale, un portico attraverso il quale entriamo nel Venerdì della passione e morte del Signore, nel Sabato della sepoltura e nella Domenica di risurrezione”: lo ha spiegato ieri pomeriggio l’arcivescovo di Pisa, mons. Saverio Cannistrà, che ha presieduto nella cattedrale di Santa Maria Assunta la messa in Coena Domini. “Questa messa, che ricorda l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli nel contesto della Pasqua ebraica – ha osservato l’arcivescovo – è una sorta di anticipo dell’evento della salvezza, della morte e risurrezione del Signore, una sua manifestazione nella forma sacramentale dell’eucaristia. Ogni volta che celebriamo l’eucaristia noi ritorniamo a quell’evento di salvezza e ne rendiamo presenta la sua forza salvifica”. La Messa in Coena Domini, in fondo, “ci ricorda questo: che c’è un’eucaristia, un mistero sacramentale del corpo spezzato e sangue versato del Signore perché c’è una storia passata da cui il sacramento proviene e una storia che continua fino al suo compimento. Ogni volta che celebriamo l’eucaristia noi annunciamo ciò che è stato, proclamiamo ciò che è e attendiamo ciò sta per avvenire. È come se ogni eucaristia disegnasse un arco temporale che va da un passato a un futuro, nel quale il nostro presente trova il suo senso e la sua appartenenza”.
Nel presbiterio dodici rappresentanti delle associazioni cattoliche aderenti alla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, presieduta da Andrea Orsucci. A loro l’arcivescovo ha lavato i piedi ripetendo il gesto di Gesù.
“Che cosa è successo in quella notte e in quella cena?”, ha chiesto e si è chiesto l’arcivescovo. Dandosi questa risposta: “Nel linguaggio della Bibbia e della liturgia possiamo dire che è avvenuto un ‘passaggio’. ‘In quella notte io passerò per la terra d’Egitto’. È il Signore Dio che è passato e ha salvato dalla schiavitù e dalla morte il suo popolo. Ed è ancora il Signore che passa, facendo passare tra i suoi discepoli il pane spezzato e la coppa di vino identificati con il suo corpo e il suo sangue. Ed è un passaggio anche quello di cui ci ha parlato il vangelo di Giovanni: Gesù, il Maestro e il Signore, che passa a servire i suoi discepoli, lavando loro i piedi come uno schiavo. Questo è il presente visto con gli occhi della fede, con gli occhi dell’eucaristia: il Signore passa nella forma del più piccolo, del più umile, ma anche del più necessario per la vita, come il cibo e la bevanda, come il servizio reso per amore”.
L’invito finale: “Contempliamo il mistero dell’eucaristia. Adoriamolo in questa notte. Scopriamo in quel pane, frutto della terra e del nostro lavoro, la materia povera e ferita della nostra storia che il Signore continua a prendere nelle sue mani, a benedirla, a spezzarla e a distribuirla come suo corpo offerto in sacrificio per noi”.
La cattedrale è rimasta aperta fino a tarda sera, divenendo tappa privilegiata per la visita alle sette chiese di centinaia di fedeli.

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