“La santità di Gerardo nel terzo millennio ci richiama al Vangelo del Signore, vissuto per strada, tra le fragilità e le speranze, incarnato nei segni della sofferenza e delle privazioni che colpirono le nostre genti e continuano a segnare la nostra storia”. Lo scrive mons. Davide Carbonaro, arcivescovo di di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e presidente della Conferenza episcopale di Basilicata, nella lettera in occasione del terzo centenario della nascita di san Gerardo Maiella (1726-1755) “La fede mi è vita e la vita mi è fede”.
“La cura e la custodia della piccolezza del cuore lo fecero assomigliare ai ‘Poveri di Dio’, di cui le pagine bibliche ci offrono numerosi esempi – sottolinea il presule -. La sua maturità interiore s’impresse in modo indelebile nella memoria del popolo di Dio il quale comprese che, Gerardo ‘pazzarello’ agli occhi degli uomini, fu il ‘folle innamorato di Dio’ agli occhi suoi. Il desiderio della santità non come alienazione ma come relazione profonda con il Dio di Gesù Cristo e con il prossimo, divenne la motivazione per eccellenza che accarezzò e consolò il cuore di Gerardo”.
Questo “Anno giubilare gerardino”, osserva l’arcivescovo, “rimette le nostre Chiese in cammino sui passi della santità di Gerardo, soprattutto in questo tempo segnato da tante difficoltà nazionali e internazionali. Il rischio delle frammentazioni e dell’individualismo come malattia dell’anima, le utopie del potere, l’egoismo economico, l’efficientismo autoreferenziale e la perdita di orientamenti etici, soprattutto nel favorire l’industria delle armi, sono generatori di un malessere universale, che pone l’umanità contro se stessa, accentuando divisioni e privilegi di pochi nei confronti di nazioni povere e sfruttate. Tutto questo richiede la sana ‘medicina del Vangelo’ che san Gerardo trasmise e amministrò con la semplicità della sua vita e con la coerenza del cuore”. Per mons. Carbonaro, “‘il pellegrinaggio’ più bello che Gerardo ci chiede è quello del cuore, dove apprendiamo a rimettere in sintonia le nostre scelte con il Vangelo, imparando a servire come lui ha fatto il Signore e i fratelli. Tante iniziative saranno certamente prese dalle nostre Chiese di Basilicata e sarà una opportunità per dire che la memoria di chi ha speso la vita per Cristo è ancora viva”.
L’arcivescovo chiede ai sacerdoti di essere “uomini che non attraggano a sé ma, custodendo il ministero che è stato loro donato per l’imposizione delle mani, si facciano strumento dell’Amore che ci precede e ci accompagna”. A tutta la Chiesa diocesana e agli uomini e donne di buona volontà “di saper tessere relazioni autentiche, improntate sulla stima reciproca e sul desiderio di fraternità. Niente ostacoli i nostri passi sulla via della pace che nasce tra le parrocchie, le famiglie, le istituzioni pubbliche”. Mons. Carbonaro conclude: “Gerardo che servì con passione e dedizione questa nostra terra lucana, sia ancora davanti al Signore Gesù, nostro fraterno custode e sollecito protettore”.