Messa crismale: mons. Lorefice (Palermo), “gli uomini della mafia e della guerra, della droga sono oggi la nostra spina nel fianco”

“I corpi dei 19 migranti morti al largo di Lampedusa e i 18 nel mar Egeo” sono tra i segni più drammatici del tempo presente. Nell’omelia della Messa del Crisma, l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, richiama con forza queste tragedie, invitando a non voltarsi dall’altra parte . Di fronte a un mondo che “sembra aver scelto la crudeltà e la disumanità”, la Chiesa è chiamata a “restare accanto agli ultimi, ai poveri e agli oppressi, con coraggio e determinazione”. “Solo con loro, accanto a loro siamo dalla parte giusta della storia”, afferma, indicando nelle Beatitudini il criterio decisivo. Il grido dei migranti si unisce a quello dei popoli in guerra e delle vittime di ingiustizie, diventando un appello profetico che interpella le coscienze. Lorefice denuncia una cultura che legittima la forza e la violenza come unica legge, mettendo in discussione il diritto internazionale e la dignità umana. Da qui l’invito a “farsi voce di chi non ha voce” e ad esercitare un sacerdozio profetico capace di denunciare e annunciare, costruendo percorsi di giustizia e pace. “Alziamo senza timore la nostra voce dinanzi a chi vuole riportare indietro le lancette della storia, cancellando ottant’anni di organismi sovranazionali, di diritto internazionale, per dire che solo la violenza e la forza sono la legge del mondo“.
In questo contesto, l’arcivescovo indica anche le radici del male: “Gli uomini della mafia e della guerra, i fabbricanti di armi e gli imprenditori della droga sono oggi la nostra spina nel fianco”, segni di una “crisi apocalittica” davanti alla quale – conclude – è necessario aprire “sentieri di conversione e di pace”.

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