Iran: Porte Aperte/Open Doors, “i cristiani sono un bersaglio anche nelle carceri”

La situazione dei cristiani detenuti in Iran “è terribilmente peggiorata” dall’inizio del nuovo conflitto con Israele e Stati Uniti. A denunciarlo è Porte Aperte/Open Doors, che segnala come i rischi per i prigionieri di coscienza cristiani siano aumentati in modo drammatico, in un contesto in cui le autorità iraniane “cercano capri espiatori per giustificare la repressione”. L’allarme arriva dopo il report pubblicato il 19 febbraio con Article18, Csw e Middle East Concern sulle violazioni dei diritti dei cristiani nel Paese.
Secondo le organizzazioni, gli almeno 48 cristiani attualmente detenuti vivono senza alcuna garanzia di sicurezza, cure e libertà. Durante le recenti ostilità, il carcere di Evin – già colpito nel conflitto del 2025 – ha subito nuove interruzioni di acqua calda ed elettricità. Danni sono stati registrati anche al grande Penitenziario di Teheran, dove sarebbero stati esplosi colpi d’arma da fuoco all’interno della struttura. In varie prigioni si odono esplosioni, mentre i detenuti restano chiusi nelle celle senza possibilità di riparo né informazioni sulla crisi in corso. Nel dialogo del 16 marzo al Consiglio dei diritti umani di Ginevra con la relatrice speciale Mai Sato sono state segnalate carenze di personale, scarsità di cibo e acqua e perfino il rischio di “esecuzioni all’ombra della guerra”. Condizioni aggravate dall’insufficienza di medicinali: in almeno un caso documentato, a un cristiano non è stato permesso di ricevere farmaci prescritti dal medico. Famiglie e avvocati denunciano la mancanza di comunicazioni regolari su trasferimenti e condizioni cliniche; in un episodio, a un detenuto è stata concessa solo una brevissima telefonata. Ad Evin si trovano 16 prigionieri di coscienza cristiani, tra cui persone anziane come il pastore armeno-iraniano Joseph Shahbazian e il convertito Nasser Navard Gol-Tapeh, colpito da ictus durante un periodo di isolamento nel 2025. Porte Aperte/Open Doors chiede alle Nazioni Unite e ai governi di intervenire affinché il regime iraniano garantisca cibo, acqua, farmaci e comunicazioni regolari per i detenuti; rispetti la dignità dei prigionieri; e rilasci immediatamente e senza condizioni i cristiani e i membri di altre minoranze religiose detenuti per motivi di fede. L’organizzazione ribadisce la necessità di porre fine alla criminalizzazione delle attività ecclesiali – dal battesimo allo studio biblico – e di permettere la registrazione di luoghi di culto anche per le comunità cristiane di lingua persiana, oltre a quelle armene e assire.

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