La Corte costituzionale della Repubblica Ceca ha dichiarato incostituzionali alcune parti fondamentali del Concordato concluso tra Praga e la Santa Sede nel 2024, bloccandone di fatto la ratifica e l’entrata in vigore. Nella sentenza annunciata stamane, la Corte suprema ha confermato la legittimità generale di tale trattato tra Stato e Chiesa, ma ha ritenuto due delle disposizioni proposte incompatibili con la neutralità dello Stato sancita dalla Costituzione e con i diritti fondamentali. Nello specifico, le questioni in discussione riguardano il riconoscimento del segreto confessionale stabilito dal trattato e le norme relative all’accesso al patrimonio culturale ecclesiastico, ovvero agli archivi della Chiesa. L’accordo internazionale non può essere ratificato nella sua forma attuale, hanno stabilito i giudici. Il trattato, composto da 16 articoli, mirava a regolamentare lo status giuridico e le attività della Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca. Un anno fa, il presidente Petr Pavel si era rifiutato di firmare il documento di ratifica dopo l’appello alla Corte con l’avvio del procedimento di revisione. Il trattato era stato firmato e firmato nell’ottobre 2024 dal Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, e dall’allora primo ministro Petr Fiala. La Conferenza episcopale ceca (Čbk), con una dichiarazione firmata dal presidente, l’arcivescovo di Olomouc, mons. Josef Nuzik, riconosce la decisione e rispetta il ruolo della Corte costituzionale come responsabile dell’interpretazione finale della Costituzione e delle leggi costituzionali, ma non concorda con l’interpretazione giuridica presentata in questo caso specifico, accettando, comunque, la decisione della Corte costituzionale come vincolante.