Pasqua in Terra Santa: Caritas Jerusalem, “la speranza qui è una decisione che prendiamo ogni giorno”

Gaza, centro medico di Der El Balah (foto archivio Caritas Jerusalem)

“In questa terra, dove la prima luce della risurrezione ha squarciato le tenebre, l’ombra della croce non si è mai del tutto dissolta”. Si apre così il messaggio di Pasqua 2026 diffuso oggi da Caritas Jerusalem, mentre la Terra Santa vive una delle stagioni più dure degli ultimi decenni, tra guerra, tensioni regionali e celebrazioni pasquali limitate da misure di sicurezza straordinarie. Nel testo si ricorda come la vita quotidiana in Israele e nei Territori palestinesi resti segnata da violenza, occupazione, sfollamenti e restrizioni di movimento che pesano sulle comunità locali. Per Caritas Jerusalem, “per decenni, la Terra Santa ha sopportato occupazione, sfollamenti e cicli ripetuti di violenza”, un contesto aggravato dagli ultimi due anni in cui “la devastazione a Gaza e in Cisgiordania ha raggiunto livelli catastrofici”. La Pasqua, a Gerusalemme, non è una celebrazione distante dal dramma umano in corso: è una ferita e allo stesso tempo una promessa. “La risurrezione non cancella le ferite della croce, ma ne trasforma il significato”, sottolinea l’organismo che fa capo al Patriarcato latino di Gerusalemme. Un richiamo che si intreccia con le parole di Gesù alle donne di Gerusalemme: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli” (Lc 23,28), un monito che, afferma Caritas, “non ha mai abbandonato questa terra”. In mezzo al dolore e alle incertezze, la presenza quotidiana delle comunità cristiane diventa testimonianza: “Rimangono presenti in un luogo dove sarebbe più facile andare via. Rimangono radicate dove la dignità è costantemente messa alla prova. Rimangono salde di fronte a una realtà che spesso sembra implacabile”. Caritas Jerusalem ringrazia i partner e gli amici che continuano a sostenere la popolazione, ricordando che la solidarietà non è solo aiuto materiale, ma “un impegno condiviso alla presenza, alla dignità e a un futuro che deve restare possibile”.
Il messaggio si chiude con le parole del Vangelo di Giovanni: “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,5), accompagnate da una convinzione che, in queste terre ferite, diventa scelta quotidiana: “La speranza, qui, non è un sentimento. È una decisione che prendiamo ogni singolo giorno”.

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