Trentasette vite spezzate in un solo giorno nel Mediterraneo: 19 al largo della Libia e almeno altre 18 nel Mar Egeo. È il bilancio dei recenti naufragi che Save the Children definisce “non una tragedia inevitabile, ma il risultato diretto di politiche europee che continuano a privilegiare la deterrenza alla protezione delle persone, fra cui migliaia di bambini e bambine”. Il team dell’organizzazione, presente a Lampedusa, è operativo per assistere i 58 sopravvissuti, tra cui 7 minori, 4 dei quali non accompagnati, alcuni dei quali hanno avuto bisogno di cure mediche immediate. Dal 2014, secondo Save the Children, quasi 34.500 persone sono morte o disperse nel Mediterraneo, oltre 800 solo nel 2026, con più di 100 bambini all’anno negli ultimi 3 anni. “L’assenza di un meccanismo europeo coordinato di ricerca e soccorso – sottolinea l’Organizzazione – costringe migliaia di uomini, donne e minori a viaggi sempre più pericolosi, lasciando il salvataggio al caso, alla fortuna o alla buona volontà dei singoli Stati”. Save the Children ribadisce la necessità di aprire “canali regolari e sicuri verso l’Europa, che garantiscano il rispetto dei diritti umani”, attivare un sistema strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e assicurare che le operazioni di salvataggio non siano ostacolate o sanzionate, siano esse condotte da Ong o imbarcazioni mercantili. L’obiettivo è salvare vite in mare nel rispetto del diritto internazionale e della solidarietà europea.