Messa crismale: mons. Mosciatti (Imola), “un sacerdote che ascolta Dio e l’uomo con verità può diventare una presenza che sostiene, consola e salva”

“Il sacerdote non è anzitutto uno che parla. È uno che ascolta. Ascolta Dio, prima di tutto. Ascolta la Parola. Ascolta la propria coscienza. Ascolta la Chiesa. Ascolta il popolo affidato. Solo a partire da questo, può parlare in modo vero, sacerdotale”. Lo ha detto stasera mons. Giovanni Mosciatti, vescovo di Imola, nell’omelia della Messa crismale, celebrata nella cattedrale di San Cassiano.
“Ascoltare una coppia in crisi, una famiglia ferita, un confratello stanco, una persona confusa, un giovane smarrito, non è semplice. Chiede pazienza, silenzio interiore, capacità di non invadere subito tutto con parole, consigli o giudizi. Chiede preghiera. Come è importante questo per non diventare sacerdoti rumorosi e superficiali. E così possiamo vincere la tentazione di stare sempre al centro, di spiegare tutto, di rispondere subito a tutto, di occupare ogni spazio con la nostra voce. Un sacerdote che ascolta Dio e l’uomo con verità, anche quando parla poco, può diventare una presenza che sostiene, consola e salva”, ha garantito il presule.
“Questa comunione con Gesù, questa amicizia con Lui, è sempre, insieme, amicizia con i suoi. Siamo amici di Gesù nella comunione con il Cristo intero, con il capo e il Suo corpo nel mondo”, ha ricordato il vescovo.
Per questo “è importante vivere una fraternità effettiva e affettiva tra di noi. Bisogna lavorare molto per vincere l’individualismo che ci fa diventare concorrenti, per imparare a costruire gradualmente relazioni buone e fraterne. Da questo punto di vista la vita comune è un aiuto che Cristo dà alla nostra esistenza, chiamandoci, attraverso la presenza dei fratelli, ad una configurazione sempre più profonda alla sua persona. Vivere con altri significa accettare la necessità della propria continua conversione e soprattutto scoprire la bellezza di tale cammino, la gioia dell’umiltà, della penitenza, ma anche della conversazione, del perdono vicendevole, del mutuo sostegno”.
Inoltre, ha aggiunto mons. Mosciatti, “questa comunione con Cristo ci invita a non vivere il nostro ministero in modo isolato. Nei primi secoli della Chiesa era naturale che tutti i fedeli si sentissero discepoli missionari e che si impegnassero in prima persona come evangelizzatori. E il ministero ordinato era al servizio di questa missione condivisa da tutti”. Oggi, ha concluso, “sentiamo con forza di dover tornare a questa partecipazione di tutti i battezzati alla testimonianza e all’annuncio del Vangelo. Abbiamo bisogno di preti, di diaconi capaci di discernere e riconoscere in tutti la grazia del Battesimo e i carismi che ne scaturiscono, magari anche aiutando le persone ad aprirsi a questi doni, per trovare il coraggio e l’entusiasmo di impegnarsi nella vita della Chiesa e nella società”.

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