Domenica delle Palme: mons. Marconi (Macerata), “accogliere Gesù davvero, con una vita che gli fa spazio ogni giorno”

“Oggi anche noi abbiamo in mano i nostri “rami di palma”. Sono i nostri gesti, le nostre parole, la nostra fede. Possiamo accogliere Gesù davvero, non solo con un momento di entusiasmo, ma con una vita che gli fa spazio ogni giorno. Chiediamo allora la grazia di riconoscere questo Re umile, di seguirlo anche quando la strada si fa difficile, e di lasciare che la sua presenza trasformi il nostro cuore. Perché è questa la vera conquista: non quella delle città, ma quella dell’amore che non passa”. Lo ha affermato ieri il vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, durante la celebrazione eucaristica nella Domenica delle Palme.
Commentando l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, il presule ha rilevato come avvenga “in modo ‘disarmato e disarmante’ direbbe Papa Leone“. “Proprio questo ingresso così fragile, così umile, è quello che ha lasciato il segno più profondo nella storia”, ha rilevato il vescovo: ” Perché Gesù non viene a conquistare una città: viene a conquistare i cuori. Non prende possesso delle mura, ma apre una strada dentro l’anima dell’uomo”. “Tutti gli altri conquistatori hanno avuto un tempo limitato. Il loro dominio è finito. Gesù invece – ha proseguito – continua ad entrare. Da duemila anni, il suo ingresso non si è mai fermato. Finché la fede che Lui ha portato continuerà a vivere, Gerusalemme resterà la città della croce e del sepolcro, della morte e della risurrezione. Anche se la fede venisse respinta, anche se fosse messa ai margini, quel segno rimarrebbe: perché ciò che Gesù ha compiuto non può essere cancellato”. “Oggi siamo chiamati a chiederci: che tipo di re vogliamo seguire? Il re potente, che domina e impone, o il re mite, che ama e si dona?”, ha domandato mons. Marconi, evidenziando che “Gesù entra anche nella nostra vita nello stesso modo: senza forzare, senza imporsi. Entra se lo accogliamo”. Poi il vescovo ha ricordato che “la folla di Gerusalemme gridava ‘Osanna!’, ma pochi giorni dopo griderà ‘Crocifiggilo!’. È facile esultare quando tutto sembra glorioso; è più difficile restare fedeli quando la via passa attraverso la croce”. “La gloria di Gesù non è quella che il mondo cerca. Non è fatta di successo, di applausi, di vittorie immediate. È una gloria più vera, più profonda, più duratura: la gloria dell’amore che arriva fino in fondo, la gloria di chi dona la vita e proprio così la salva”, ha notato mons. Marconi.

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