Domenica delle Palme: mons. Gambelli (Firenze), “l’allargamento dello spazio del diritto è condizione della pace, del progresso civile, della prosperità”

“Gesù si identifica oggi e sempre nelle decine di migliaia di vittime delle guerre, delle carestie, dell’indifferenza, sacrificate da e per il potere politico ed economico di pochi”. Lo ha affermato ieri l’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli, nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto in cattedrale per la Domenica delle Palme.
Nell’omelia il presule ha invitato i presenti a dedicare “in questa Settimana Santa, qualche ora di silenzio per cogliere, meditare e discernere i sentimenti e i pensieri suscitati da ciò che celebriamo. Siamo infatti chiamati a conformare i nostri sentimenti a quelli di Cristo Gesù (Fil 2, 5). È questo, tra l’altro, il fondamento del nuovo umanesimo cristiano di cui, proprio in questa cattedrale, ha parlato Papa Francesco”. “Accogliamo in noi – ha proseguito – i sentimenti provocati dalle azioni liturgiche e dall’ascolto prolungato della Parola di Dio di questa Domenica delle Palme. Si tratta di sentimenti non univoci, ma contrastanti; essi, infatti, ci rimandano – con certa sconcertante immediatezza – anche a quanto viviamo in questi ultimi anni e settimane: rigurgiti messianici violenti, condanne a morte pronunciate ed eseguite come mezzo per affermare il potere e manipolare il consenso; la guerra come strumento normale per affermare gli interessi nazionali o per dominare le tensioni internazionali, senza preoccuparsi di sacrificare miriadi di persone innocenti”.
Per l’arcivescovo, oggi “c’è una inusitata (anche se non certo nuova) sfrontataggine nell’esercizio del potere come violenza, la cui efficacia e strafottenza sembra misurarsi sull’impunità riguardo al dolore provocato alle ‘vittime collaterali’, siano esse civili uccisi in guerra, persone affamate da sanzioni unilaterali che assomigliano sempre di più ad assedi medievali o persone abbandonate ai loro destini nell’indifferenza generale”. “Il potere che contempla i sacrifici umani, a tutti i livelli, si fa largo quando si restringe lo spazio del diritto”, ha ammonito mons. Gambelli, evidenziando che “la prevaricazione, la legge del più forte, il presunto equilibrio del terrore sono condizioni che oltre ad essere ingiuste, impediscono la liberazione di tutte le potenzialità dell’umano”. “Dobbiamo ricordarci, infatti, che l’allargamento dello spazio del diritto, a tutti i livelli, (dai rapporti interpersonali a quelli internazionali) è la condizione della pace, del progresso civile, della prosperità”. “Di fronte a quanto succede intorno a noi e fra noi non dobbiamo perdere lucidità: non siamo immersi in un destino inesorabile”, ha ammonito l’arcivescovo, per il quale “occorre, fin da adesso, pensare ai fondamenti di un rinnovato sistema di convivenza mondiale fondato sulla giustizia e sulla legalità. Occorre tornare con coraggio alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che fonda il diritto umanitario, i patti costitutivi delle nazioni, il diritto internazionale. È condizione necessaria per vivere in maniera degna i giorni che ci sono stati assegnati e per aprirsi al futuro”. E dopo aver rilevato che “vi è, di per sé, una dimensione evangelica profonda e radicale nella promozione intelligente e fattiva dei diritti dell’uomo”, mons. Gambelli ha rilevato che “questa Settimana Santa non può che essere vissuta come appello alla conversione che ci fa compagni e compagne di ogni uomo e di ogni donna di buona volontà e oppositori e oppositrici di coloro che scelgono la via della morte, della guerra, della sopraffazione, dell’esercizio violento del potere che sacrifica la vita”. “Riprendiamo coraggio e non lasciamoci ingannare da chi – qualcuno perfino nel nome di Gesù – promette salvezza per mezzo della guerra, vittorie senza adesione alla croce di Gesù”, l’esortazione conclusiva dell’arcivescovo.

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