Festival di spiritualità: mons. Delpini sulle terrazze del duomo, un manuale per la resistenza

Nella luce ancora incerta che lascia spazio al giorno, è il verbo resistere – che tante volte, in tempi e luoghi diversi, è stato il simbolo di Milano -, a risuonare, la domenica mattina, sulle terrazze del Duomo in uno dei più attesi e suggestivi eventi di “Soul Festival di spiritualità”: “L’aurora sulla città”. Un’alba vissuta dai molti milanesi che, già da un’ora prima dell’incontro, si sono messi in fila nel buio per salire sulla terrazza centrale della cattedrale e ascoltare sonorità suggestive, poesia e la meditazione dell’arcivescovo, che appunto lascia quello che definisce “un manuale per la resistenza” all’intera città. Così, tra brani letterari, affidati alla lettura dell’attore Lino Guanciale – da Wisława Szymborska a Charles Péguy, da Luigi Santucci a Walt Whitman, Martin Buber e Cesare Zavattini per arrivare alla Gerusalemme celeste di Apocalisse 21 -, quella che va in scena è stata la grandezza umana e divina, “con la bellezza del suo mistero che ogni mattina si rinnova”.
“Quando non succedono più miracoli a Milano e l’idea del miracolo si è cristallizzata nel miracolo economico, quando ti dicono: ‘Non sei altro che una macchina e presto non ci sarà più bisogno di te’, tu resisti. Continua a guardarti dentro con occhi semplici e a commuoverti per l’amore che vivi, per la tenerezza che sei capace di esprimere. Resisti nello stupore al virus dell’invadenza della tecnologia e della presunzione della scienza da quattro soldi”, ha scandito monsignor Delpini che ha aggiunto: “Quando ti dicono che l’amore finisce presto in una ferita e di non credere che si possa amare ed essere amati per sempre, continua ad avere stima di te stesso perché puoi dire una parola definitiva, una promessa che dura per sempre”. Così anche per la verità contro lo “scoraggiamento del pensiero”, per usare ancora le parole del presule.
“Quando ti dicono: ‘Se vuoi dimostrare di essere intelligente, devi essere agnostico e non perdere tempo in preghiere’, resisti nell’evidenza semplice di vivere una vita ricevuta, di riconoscere la rivelazione luminosa, di contemplare la verità amica, mite, paziente: quella che promette la felicità”.
Arriva così, anche un quarto capitolo del manuale di Delpini, ossia il resistere nella speranza a fronte di chi pensa che tutto sia destinato a finire nel nulla. Contro il virus dell’egoismo individualistico, l’appello è, infine, alla fraternità.
“Di fronte a chi dice: ‘Credi alla pubblicità e consuma, consuma, consuma’, tu resisti, riconosci la verità antica: la gioia nasce dal prendersi cura della gioia degli altri. Resisti nella gratitudine del bene ricevuto, nella consolazione dell’amicizia, nella lieta dedizione alle persone che ami”.

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