Quaresima: p. Pasolini, “l’altro non è un bersaglio da raggiungere o un terreno da conquistare”

“Il Vangelo non si annuncia per vincere o per convincere l’altro, ma per incontrarlo”. Lo ha spiegato padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontifica, nella terza predica di Quaresima, pronunciata in Aula Paolo VI alla presenza del Papa. “L’altro non è un bersaglio da raggiungere”, ha puntualizzato il religioso: per San Francesco d’Assisi, “evangelizzare non significa accorciare ad ogni costo la distanza tra noi e gli altri, ma attraversarla con umiltà senza cancellarla, custodendo la differenza come spazio in cui Dio abita il cuore di ciascuno”. “Nell’evangelizzazione e nell’incontro con l’altro non abbiamo solo qualcosa da dare, ma anche da ricevere”, ha osservato Pasolini citando l’incontro tra San Francesco e il Sultano, dove “quello che sembra essere un destino martirio si trasforma in un incontro memorabile di rispetto e di accoglienza”. “Il sultano lo riconosce come uomo di Dio e al momento del congedo lo fa accompagnare sano e salvo al suo accampamento e gli chiede persino di pregare per lui”, ha ricordato il predicatore della Casa Pontificia: “Francesco non si presenta con un discorso ma mostra un modo di porsi: semplice, povero, disarmato. E questo atteggiamento fa tutta la differenza. Non sentendosi attaccato o messo in discussione, il sultano tira fuori il meglio della sua umanità: lo accoglie, lo ospita, gli chiede di pregare per lui. È un incontro reale tra due uomini, diversi per fede e per storia, che nel mezzo di una guerra si trovano l’uno di fronte all’altro. Francesco non rinuncia alla propria fede, ma si avvicina agli altri con rispetto”. “È uno scambio che non si può catalogare con le misure del successo e dell’insuccesso”, ha commentato Pasolini: nasce dal “riconoscere che l’altro non è un terreno da conquistare, ma una vita da incontrare, riconoscere, accogliere”.

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