“È possibile prevenire efficacemente le mutilazioni genitali femminili e aiutare a lungo termine le donne e le ragazze interessate solo se la Confederazione, i Cantoni, i servizi specializzati e la società civile si assumono insieme le proprie responsabilità”. Lo afferma Simone Giger, responsabile del progetto Prevenzione mutilazioni genitali femminili di Caritas Svizzera, in occasione della Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili (Female Genital Mutilation/Cutting Fgm/c).
In un comunicato, la Caritas elvetica sottolinea che “in Svizzera e in gran parte dei Paesi che la praticano, la mutilazione genitale femminile è un reato”. “Anche nel nostro Paese – viene denunciato – vivono ragazze e donne che hanno subito o rischiano di subire ‘Female Genital Mutilation/Cutting’”. Dalla sua fondazione nel 2016, la Rete svizzera contro le mutilazioni genitali femminili persegue l’obiettivo di garantire protezione e assistenza a queste donne e ragazze. “Negli ultimi dieci anni siamo riusciti a creare un centro nazionale di competenza sulle Fgm/c”, riassume la responsabile del progetto, Denise Schwegler. “Le ragazze e le donne vittime di Fgm/c ricevono ora un sostegno più rapido e i professionisti sono sempre più consapevoli di come rispondere in modo appropriato a questa delicata questione”.
Uno dei compiti principali della Rete svizzera contro le mutilazioni genitali femminili – viene sottolineato nel comunicato – è fornire
consulenza ai professionisti, alle persone interessate e alle loro famiglie. Dal 2016, la rete ha ricevuto circa 1.170 richieste di informazioni in qualità di centro di consulenza nazionale. “Al momento – viene sottolineato –, il bisogno di consulenza è più forte che mai: professionisti e persone interessate dall’argomento contattano il centro di consulenza quasi ogni giorno. Attualmente si registra un aumento di donne e ragazze provenienti in particolare dal settore dell’asilo”.
Negli ultimi dieci anni, sono stati formati in merito alle Fgm/c 2.466 professionisti del settore sociale, migratorio, sanitario e giudiziario. “In molti ambiti – osserva Caritas Svizzera – mancano tuttavia ancora le competenze specifiche che consentirebbero di riconoscere i rischi e fornire un aiuto adeguato alle donne e alle ragazze. L’obiettivo della rete è pertanto quello di ampliare l’offerta di corsi di perfezionamento, in particolare in ostetricia, ginecologia, pediatria e infermieristica”. Nel comunicato viene poi rilevato che “la prevenzione è fondamentale nelle comunità di migranti interessate dalle Fgm/c”. Finora, quasi 2.500 persone hanno partecipato agli eventi organizzati dalla rete. Un altro risultato della Rete svizzera contro le mutilazioni genitali femminili è l’istituzione di centri di consulenza regionali. Oggi esistono consultori specializzati in quasi tutti i Cantoni. “Sono essenziali – spiega Giger – per garantire alle persone interessate un aiuto facilmente accessibile e per incentivare la protezione contro le mutilazioni genitali femminili in tutta la Svizzera”.
Stasera la Rete svizzera contro le mutilazioni genitali femminili organizza un evento commemorativo per professionisti e collaboratori a Berna.