Comunità energetiche rinnovabili: Susa, “strumento per rispondere a tre grandi sfide: ambientale, tecnica e sociale”

(Foto Giannese/Sir)

Far conoscere le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) e quali passi concreti possono portare alla loro costituzione sui territori. È stato questo l’obiettivo dell’incontro informativo svoltosi ieri sera a Susa (To), promosso dalla Pastorale sociale e del lavoro delle diocesi di Torino e Susa. Anche la diocesi di Susa, con Asti e Saluzzo, ha aderito alla Fondazione “Energie di comunità”, nata nel 2024 su iniziativa della Pastorale sociale e del lavoro di Torino per accompagnare la nascita delle Cer. “Le Comunità energetiche rinnovabili sono uno strumento per rispondere insieme a tre grandi sfide: ambientale, tecnica e sociale”. Con queste parole Matteo Bilardo, ricercatore del Politecnico di Torino, ha introdotto il funzionamento delle Cer chiarendo che “il primo problema è il consumo energetico, il secondo riguarda il modello di sistema centralizzato, l’energia viene prodotta, trasportata e consegnata. Le Cer, invece, introducono un sistema decentralizzato. Il terzo nodo è sociale: viviamo in una società individualista. Costruire comunità e ragionare insieme è difficile, ma è proprio qui che le Cer vogliono intervenire”. Tre le parole chiave richiamate: “comunità, energia, fonti rinnovabili”. Dal punto di vista tecnico, Bilardo ha illustrato i principali elementi delle Cer: “I soggetti coinvolti sono consumatori, produttori e prosumer, cioè chi consuma e produce”. “Dobbiamo pensare alle Cer – ha concluso – come strumenti per migliorare il modo in cui consumiamo energia, per ridurre il nostro impatto sull’ambiente e per vivere meglio in una comunità. L’incentivo economico è proporzionale all’energia condivisa. Gli incentivi di una Cer sono sempre su base comunitaria e attraverso un referente i membri devono organizzarsi tra loro per gestire la comunità”. È poi intervenuto Fabrizio Mola, presidente della Fondazione Energie di Comunità: “C’è una dimensione fortemente collettiva. Le Cer permettono di aiutare l’ambiente con un’azione condivisa, senza escludere nessuno. Chiunque consuma energia può essere parte della comunità”. “La Fondazione – ha spiegato – è stata scelta come soggetto ‘ombrello’ per tutto il territorio: una fondazione di partecipazione che coinvolge le comunità legate a una cabina primaria, garantendo autonomia decisionale locale e, allo stesso tempo, supporto amministrativo e burocratico”. “Non ci saranno sconti diretti in bolletta – ha chiarito – ma il beneficio è per la comunità, che può investire le risorse in progetti sociali”. Tra le priorità il contrasto alla povertà energetica è stato infatti istituito un fondo dedicato per sostenere famiglie in difficoltà e garantire una ricaduta reale sul territorio. “Questo – ha concluso – è il cuore del progetto: tenere insieme dimensione ambientale, economica e sociale, perché la transizione ecologica sia davvero condivisa”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Mondo