Una “netta contrarietà” e una “profonda preoccupazione” per le norme contenute nel Ddl sull’immigrazione varato dal Consiglio dei ministri. Le esprime oggi il Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca) secondo cui “le misure annunciate – dalla riduzione del ‘prosieguo amministrativo’ a 19 anni al trasferimento della competenza per il rimpatrio assistito dal Tribunale per i minorenni al prefetto – rappresentano un arretramento rispetto alla legge 7 aprile 2017 n. 47 (“Legge Zampa”), riconosciuta in Europa come modello avanzato di protezione dell’infanzia migrante”. “Abbassare il prosieguo amministrativo – e dunque il tempo in cui i ragazzi e le ragazze possono godere di sostegno e accompagnamento da parte del sistema di protezione – da 21 a 19 anni significa interrompere percorsi educativi, formativi e lavorativi in fase di consolidamento, lasciando migliaia di giovani privi di sostegno proprio nel momento più delicato della transizione all’età adulta. Introdurre un limite più restrittivo per i minorenni migranti soli – rispetto a quelli italiani – determinerebbe, inoltre, una disparità fondata esclusivamente sulla cittadinanza, in evidente contrasto con l’articolo 3 della Costituzione e con il principio del superiore interesse del minorenne sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia”, viene spiegato, aggiungendo che “l’ordinamento italiano, infatti, già prevede per i minorenni collocati in comunità che non possono rientrare in famiglia la possibilità di misure di accompagnamento fino ai 21 anni. Ridurre tale possibilità solo per i cosiddetti ‘minorenni stranieri non accompagnati’ significa creare un doppio standard di tutela”. Per il Cnca, “anche il trasferimento della competenza sul rimpatrio assistito dal Tribunale per i minorenni al prefetto comporterebbe uno spostamento grave dall’ambito giurisdizionale a quello amministrativo di decisioni che incidono su diritti fondamentali”.
“Non si può parlare di sicurezza mentre si smantellano strumenti che costruiscono inclusione e responsabilità”, dichiara Piero Mangano, vicepresidente del Cnca e coordinatore del Gruppo Minorenni migranti soli della federazione. “Tagliare il prosieguo amministrativo – sottolinea – significa interrompere percorsi di autonomia già avviati e spingere ragazzi e ragazze verso precarietà e marginalità. È una scelta che rischia di produrre più fragilità sociale, non meno. La protezione dei minorenni soli non è un costo da comprimere, ma un investimento sulla coesione e sulla qualità democratica del Paese”.
Il Cnca “ritiene che l’introduzione di tali norme – di cui non si comprendono le finalità se non in una logica di contenimento dei costi e riduzione delle tutele – non produca maggiore sicurezza. Al contrario, indebolire gli strumenti di protezione significa aumentare il rischio di precarietà abitativa, sfruttamento lavorativo e marginalità sociale, con ricadute dirette sulle comunità locali e sugli enti territoriali chiamati a intervenire in situazioni emergenziali”. “Ridurre la tutela dei minorenni migranti soli – viene evidenziato – significa smantellare un presidio fondamentale di civiltà giuridica e di responsabilità istituzionale. Quando si abbassano le garanzie per i più vulnerabili, si erode l’intero sistema dei diritti. La protezione dei minorenni migranti soli non è una concessione, ma un obbligo costituzionale e internazionale. Arretrare su questo terreno significa allontanarsi dai principi su cui si fonda il nostro ordinamento democratico”.