La Chiesa non è “qualcosa di oscuro o di incomprensibile, come a volte comunemente si pensa quando si sente pronunciare la parola mistero”, ma è “esattamente il contrario”, e cioè “una realtà che prima era nascosta e ora è stata rivelata”. Lo ha spiegato il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, tornata in piazza San Pietro, si è soffermato sulla costituzione conciliare “Lumen gentium”, in cui sulla scorta delle Lettere di San Paolo si utilizza il termine “mistero”, per definire la Chiesa. “Si tratta del disegno di Dio che ha uno scopo: unificare tutte le creature grazie all’azione riconciliatrice di Gesù Cristo, azione che si è attuata nella sua morte in croce”, ha osservato Leone XIV: “Questo si sperimenta prima di tutto nell’assemblea riunita per la celebrazione liturgica: lì le diversità sono relativizzate, ciò che conta è trovarsi insieme perché attratti dall’Amore di Cristo, che ha abbattuto il muro di separazione tra persone e gruppi sociali”. “Per San Paolo il mistero è la manifestazione di quanto Dio ha voluto realizzare per l’umanità intera e si fa conoscere in esperienze locali, che gradualmente si dilatano fino a includere tutti gli esseri umani e perfino il cosmo”, ha spiegato il Papa: “La condizione dell’umanità è una frantumazione che gli esseri umani non sono in grado di riparare, benché la tensione verso l’unità abiti il loro cuore. In questa condizione si inserisce l’azione di Gesù Cristo, il quale, mediante lo Spirito Santo, vince le forze della divisione e il Divisore stesso”.