“Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto”. Lo ha denunciato il Papa, nell’omelia della messa per l’Epifania, presieduta nella basilica di San Pietro subito dopo il rito di chiusura della Porta Santa. “Lo vediamo”, ha proseguito: “il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare”. “Chiediamoci: ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore?”, la proposta per un esame di coscienza: “Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”. “Il modo in cui Gesù ha incontrato tutti e da tutti si e lasciato avvicinare ci insegna a stimare il segreto dei cuori che lui solo sa leggere”, l’indicazione di rotta di Leone XIV: “Con lui impariamo a cogliere i segni dei tempi. Nessuno può venderci questo. Il Bambino che i Magi adorano e un Bene senza prezzo e senza misura. E’ l’Epifania della gratuita. Non ci attende nelle ‘location’ prestigiose, ma nelle realtà umili”. “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda”, l’altra citazione del Vangelo di Matteo: ”Quante città, quante comunità hanno bisogno di sentirsi dire: ‘Non sei davvero l’ultima’”.