Leone XIV: “Dio si rivela e nulla può restare fermo”

“Ogni volta che si tratta delle manifestazioni di Dio, la Sacra Scrittura non nasconde questo tipo di contrasti: gioia e turbamento, resistenza e obbedienza, paura e desiderio”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della messa per l’Epifania, presieduta nella basilica di San Pietro subito dopo il rito della chiusura della Porta Santa, che sancisce la fine ufficiale del Giubileo della speranza. “Celebriamo oggi l’Epifania del Signore, consapevoli che in sua presenza nulla rimane come prima”, l’esordio dell’omelia, tutta giocata sul contrasto tra la figura di Erode e quella dei Magi. “Questo è l’inizio della speranza”, ha spiegato Leone XIV: “Dio si rivela e nulla può restare fermo. Finisce un certo tipo di tranquillità, quella che fa ripetere ai malinconici: ‘Non c’è niente di nuovo sotto il sole’. Inizia qualcosa da cui dipendono il presente e il futuro, come annuncia il Profeta: ‘Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te’”. “Sorprende il fatto che ad essere turbata sia proprio Gerusalemme, città testimone di tanti nuovi inizi”, ha commentato il Pontefice: “Al suo interno, proprio chi studia le Scritture e pensa di avere tutte le risposte sembra aver perso la capacità di porsi domande e di coltivare desideri. Anzi, la città è spaventata da chi viene a lei da lontano, mosso dalla speranza, al punto da avvertire una minaccia in ciò che dovrebbe al contrario darle molta gioia. Questa reazione interpella anche noi, come Chiesa”.

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