“Accompagniamo questa famiglia con la preghiera, partecipando al loro dolore con solidarietà e senso di comunità. Una tragedia come questa fa emergere una rete di rapporti e di vicinanza”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, a margine del rosario per Giovanni Tamburi, il 16enne bolognese morto nell’incendio di Crans-Montana. “Era un ragazzo che tutti ricordano come persona molto gentile. Lo testimoniano il suo parroco, il suo cappellano per il quale faceva il ministrante, il suo professore di religione. Quando muore così un sedicenne, è chiaro che emerge per fortuna tanta solidarietà”, ha spiegato il cardinale. “Ora la preghiera serve ad affidare al mistero della vita qualcosa di talmente incomprensibile e inaccettabile che soltanto il mistero di Dio ci aiuta a comprenderlo, a vedere una luce dove altrimenti ci sarebbe soltanto buio”, ha proseguito. “Preghiamo per Giovanni, ma anche per tutte le altre vittime. La nostra partecipazione parte da lui ma arriva a tutti quanti perché le lacrime sono tutte uguali e la sofferenza riguarda tutti. Se ce lo ricordassimo sempre, forse il mondo sarebbe un po’ migliore”, ha affermato il porporato. “Per chi ha fede significa vedere lo spiraglio di luce attraverso cui ci sentiamo infinitamente amati da Dio anche nelle tenebre più terribili. Gesù viene per chiarire da che parte sta, accetta la debolezza, la fragilità, l’imprevedibilità della vita proprio perché questa non finisca”, ha aggiunto. “A tutti i familiari la nostra vicinanza e comunione, che possono essere come una medicina per affrontare meglio un dolore così grande”, ha concluso.