Operazione Colomba ai confini tra Libano e Siria tra chi ha sulle spalle il peso di due guerre

È difficile quantificare i rientri dei rifugiati siriani dal Libano in Siria, anche perché molti avvengono in modo irregolare. Tuttavia, sia dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad sia con l’ultima escalation in Libano, si è registrato un aumento. La guerra cambia, trasforma, distrugge anche la “geografia” degli sfollati

Operazione Colomba a Homs (Foto Operazione Colomba)

I rifugiati siriani in Libano si trovano intrappolati in un paradosso: restare in Libano e vivere in condizioni difficili, segnate da precarietà, discriminazioni e impossibilità di costruire una vita stabile; tornare in Siria e affrontare un Paese distrutto, privo di infrastrutture e di sostegno. La guerra cambia, trasforma, distrugge anche la “geografia” degli sfollati. È quanto sta accadendo ai confini tra Libano e Siria e a raccontarlo al Sir sono i volontari di Operazione Colomba, il Corpo nonviolento di pace dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Per anni hanno vissuto in Libano, nel campo profughi di Tel Abbas, un villaggio nella regione di Akkar, a nord di Tripoli. Poi, da settembre 2025, con la caduta del regime di Bashar al-Assad e il lento ritorno dei rifugiati siriani a casa, si sono spostati nella campagna a sud di Homs, a 10 chilometri dal Libano.

Tra le macerie di Homs
Tra le macerie di Homs (Foto Operazione Colomba)

Ma la situazione in Siria resta estremamente difficile. Il Paese è profondamente distrutto: circa l’80% degli edifici ha subito danni, spesso gravissimi, e in molte aree rurali interi villaggi sono ridotti a macerie. Laddove prima c’erano terreni coltivati e frutteti, ora ci sono spazi aridi e deserto.

“Il ritorno per i rifugiati siriani dal Libano – raccontano i volontari – è complesso e traumatico”.

Molti, pur vivendo condizioni difficili in Libano, avevano trovato un certo equilibrio; rientrare in Siria significa sconvolgere nuovamente la propria vita. Una donna, tornata a Homs quattro mesi fa con il marito e sei figli, racconta che il ritorno è stato persino più duro della fuga avvenuta dieci anni prima. È difficile quantificare i rientri, anche perché molti avvengono in modo irregolare: chi non ha documenti o viveva illegalmente in Libano spesso non può registrare ufficialmente il proprio ritorno. Tuttavia, sia dopo la caduta del regime sia con l’ultima escalation in Libano, si è registrato un aumento dei rientri.

La guerra, però, non è del tutto assente nemmeno in Siria. Negli ultimi mesi si sono verificati bombardamenti e operazioni militari, soprattutto nell’area di Quneitra, vicino al Golan. Anche qui i prezzi stanno aumentando rapidamente: il costo della benzina, ad esempio, è salito da circa 10-11mila lire siriane al litro a oltre 15mila, con ripercussioni su trasporti e beni di prima necessità. La gente ha paura e guarda con preoccupazione a quanto sta avvenendo al di là del confine, in terra libanese, e ripete: “speriamo che i combattimenti non arrivino anche qui”. Insomma, i siriani continuano a vivere una “guerra nella guerra” e, anche se il regime di Bashar al-Assad è terminato, le conseguenze della dittatura e il conflitto in atto in tutta la regione continueranno a pesare ancora a lungo sulla vita delle persone.

Attività con i bambini a Homs
Attività con i bambini a Homs (Foto Operazione Colomba)

Questo è il contesto in cui si trova a operare Operazione Colomba. Il lavoro sul campo si articola in diverse attività. Tra le principali c’è un laboratorio settimanale di yoga dedicato alle donne e una serie di iniziative rivolte ai bambini, che rientrano in un percorso di educazione alla pace. Attraverso il gioco e momenti di condivisione, i più piccoli vengono stimolati a immaginare il proprio futuro: come vorrebbero la loro città, dove desidererebbero viaggiare, cosa direbbero a un coetaneo dall’altra parte del mondo. C’è anche un progetto più ampio che coinvolge 35 giovani del territorio, in prevalenza musulmani ma anche cristiani. L’obiettivo è creare spazi di incontro e dialogo tra comunità diverse, in un contesto profondamente frammentato. Le divisioni sono molteplici: religiose – tra sunniti, alawiti, cristiani e altre minoranze – ma anche legate alle esperienze vissute durante il conflitto. C’è chi ha trascorso gli anni della guerra in Libano, tornando in condizioni di estrema povertà; chi è stato in Turchia con maggiori opportunità economiche; chi in Giordania e chi è rimasto in Siria.

Attività per i bambini a Homs
Attività per i bambini a Homs (Foto Operazione Colomba)

Tra le ferite più evidenti lasciate dalla guerra c’è la disgregazione del tessuto sociale, “una lacerazione difficile da ricomporre e che richiederà tempo e un impegno costante”. “La consapevolezza è chiara: la nostra presenza è una goccia in un contesto immenso e complesso”, dicono i volontari. “Eppure, siamo certi che anche questa goccia può avere un significato nel tempo. I risultati non saranno immediati né forse visibili a chi oggi li avvia. È un investimento lento, fatto di relazioni e fiducia. L’orizzonte è quello di una trasformazione possibile, anche se lontana. L’idea è che, un giorno, quei luoghi possano essere diversi – ricostruiti non solo nelle strutture, ma anche nei legami tra le persone”.

“Una speranza che si traduce in un’immagine semplice: tornare tra qualche anno e vedere un territorio cambiato, finalmente capace di raccontare una storia diversa”.

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