Striscia di Gaza. Il parroco Romanelli: “La guerra non è finita. Oltre 700 morti durante la tregua, aiuti insufficienti”

Da Gaza, la testimonianza del parroco della Sacra Famiglia, padre Gabriel Romanelli. In un video racconta una realtà segnata da paura, precarietà e gravi carenze umanitarie, nonostante una tregua che non evita morti palestinesi, oltre 700, da quando è in vigore (10 ottobre 2025). Mancano carburante, aiuti e liquidità, mentre cresce il timore di una ripresa del conflitto. In questo contesto, la comunità cristiana prova a resistere tra accoglienza, attività educative ed impegno pastorale, affidando alla preghiera l’appello per una pace che ancora non arriva

(Foto Parrocchia latina Gaza)

“Difficile valutare come sia la situazione. Molto difficile”. È la testimonianza diretta del parroco della Sacra Famiglia di Gaza, Gabriel Romanelli che, in un video, riferisce una realtà segnata da precarietà, paura e crisi umanitaria persistente, nonostante una tregua fragile e parziale. “Il fatto che non ci siano ulteriori passi verso la fine della guerra e che il cessate il fuoco sia così fragile – spiega – pesa enormemente sulla popolazione. È vero, non ci sono bombardamenti costanti come prima, ma più di 700 persone sono state uccise nella Striscia dall’inizio della tregua”.

“La situazione umanitaria resta drammatica”. “I grandi aiuti umanitari non entrano: non passano i materiali per la ricostruzione né quelli per la vita quotidiana”, denuncia il sacerdote. A mancare non sono solo i beni essenziali, ma anche ciò che consente il funzionamento minimo dei servizi: carburante, olio per i macchinari e per i forni. “C’è farina – racconta – ma i forni hanno bisogno di diesel e olio per funzionare”. Il prezzo dei carburanti è ormai fuori controllo: “Un litro che prima costava 20 shekel, circa 5 euro, oggi può arrivare a 100, 200, fino a 500 dollari”. Una situazione che costringe la popolazione a soluzioni estreme: “Per far muovere le auto si usa di tutto: diesel di fortuna, persino ricavato dalla plastica, mescolato con olio da cucina scaduto”.

(Foto AFP/SIR)

Timori per la ripresa della guerra. Alla crisi dei beni si aggiunge quella della liquidità: “La gente non ha contanti”, osserva Romanelli, descrivendo una quotidianità fatta di scambi difficili e pagamenti digitali non sempre accettati. Intanto cresce la tensione sul piano militare e psicologico: “Sono stati lanciati dall’esercito israeliano volantini e inviati messaggi che avvertono la popolazione gazawa di allontanarsi da alcune aree e di prendere le distanze da alcuni gruppi, annunciando che la guerra potrebbe tornare con forza”. “La guerra – aggiunge – in realtà non è mai finita. Si parla con forza di un suo ritorno e questo è terribile”. Nel quadro regionale, il parroco richiama anche le altre aree di crisi: la situazione “gravissima” in Libano e “grave” in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Un contesto che mantiene alta l’instabilità in tutto il Medio Oriente, mentre gli equilibri internazionali restano fragili. La speranza del parroco è che “la tregua tra Usa e Iran possa reggere e contribuire alla fine della guerra”.

Segni di fraternità. Nonostante tutto, la comunità cristiana prova a resistere e a guardare avanti. Dopo le celebrazioni della Pasqua greco-ortodossa (12 aprile), riprendono le attività: “Siamo tornati con l’oratorio e ieri abbiamo riaperto la scuola”. L’impegno è anche sul piano umano e spirituale: “Dobbiamo organizzare molte attività psicosociali e pastorali, perché la guerra ha causato e continua a causare danni enormi: ci vorranno anni per ricostruire ciò che è andato perduto”. Segni di fraternità arrivano anche dal dialogo ecumenico. Il parroco racconta la visita del sacerdote greco-ortodosso della vicina chiesa di san Porfirio, “abuna Silas”, giunto lunedì 13 aprile nella parrocchia latina per portare gli auguri di Pasqua del patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme e del vescovo di Gaza, Alexios: “un momento di incontro e speranza vissuto insieme alle comunità locali”. Visita ricambiata ieri da padre Romanelli e da una delegazione parrocchiale alla chiesa di san Porfirio. All’interno della parrocchia latina, intanto, continua l’accoglienza dei più fragili: anziani, malati e persone in difficoltà trovano rifugio nel complesso. E tra i bambini e i giovani dell’oratorio, nonostante tutto, riaffiora la vita: tra preghiera e gioco, si intravedono segni di normalità. Infine, l’appello: “Chiediamo di non dimenticarci. Continuate a pregare per la pace, perché possiamo continuare a testimoniare Cristo risorto con fedeltà, umiltà e una gioia immensa”.

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