A tre anni dall’inizio del conflitto in Sudan (il 15 aprile 2023) i comboniani sono riusciti ad aprire a Port Sudan una facoltà di infermieristica, il Comboni College. Formerà centinaia di paramedici per aiutare a curare le ferite di una guerra sempre più cruenta, con migliaia di morti, violenze sessuali su donne e minori. Da aprile 2023, quattordici milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case e a rifugiarsi nei Paesi limitrofi, principalmente Ciad, Sud Sudan, Egitto. Il progetto originario, spiega al Sir padre Diego Dalle Carbonare, provinciale dei comboniani in Sudan ed Egitto, “prevedeva la costruzione della facoltà di infermieristica a Khartoum. È stato completato per circa l’80%, ma con lo scoppio della guerra i lavori si sono fermati. Ora vederla riaperta a Port Sudan è quasi un miracolo”. La quota più consistente del progetto è finanziata dal Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli della Conferenza episcopale italiana, insieme all’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e alla Conferenza episcopale tedesca: il budget complessivo ammontava a 2,4 milioni di euro. Con i fondi residui del progetto è stato possibile realizzare una struttura più piccola a Port Sudan, che consente comunque di proseguire le attività.

(foto: D. Dalle Carbonare)
A Port Sudan studiano i futuri infermieri. Nella capitale Khartoum, di nuovo sotto il controllo dell’esercito governativo (le forze armate sudanesi – Saf), le attività stanno lentamente e con fatica riprendendo. Anche la Chiesa sta provando a ricominciare. Però la città di Port Sudan, sul Mar Rosso, è al momento più sicura. Qui si sono trasferite le principali organizzazioni non governative e i missionari ancora rimasti nel Paese. E qui studiano i futuri infermieri del Comboni College, che potranno svolgere anche un tirocinio negli ospedali.

(foto: D. Dalle Carbonare)
Ogni anno tra i 180 e i 200 studenti. “A beneficiare del progetto sono principalmente gli studenti di infermieristica: ogni anno ne abbiamo almeno 180, e a volte anche 200, provenienti un po’ da tutto il Sudan; tra loro ci sono anche alcuni studenti sudsudanesi”, racconta il missionario. Tuttavia, precisa,
“il vero beneficiario non è tanto l’individuo, quanto l’intero Paese, che ha un enorme bisogno di personale medico e paramedico.
Con la guerra, il sistema sanitario sudanese è praticamente crollato, generando un gravissimo deficit sia di personale sia di attrezzature. Il nostro lavoro sulla formazione di infermieri e infermiere contribuisce, nel nostro piccolo, a rispondere a questa enorme necessità”.

(foto: D. Dalle Carbonare)
Il futuro: ritorno a Khartoum? Per il futuro, auspica padre Dalle Carbonare, “contiamo di portare avanti l’edificio di Port Sudan, che continuerà a formare infermieri, ma speriamo anche, nei prossimi anni – nonostante la complessità dovuta alla guerra – di poter tornare a Khartoum e completare ciò che mancava.
Si tratta di processi lunghi, che richiedono tempo e pazienza”.
Lezioni on line per i profughi. Nelle foto si vedono giovani sudanesi di diverse appartenenze religiose durante le classi di formazione, i corsi e i laboratori. Nei loro occhi l’entusiasmo del futuro e la voglia di alleviare le pene della popolazione e del Paese. In rete circolano video che raccontano il lavoro del Comboni College. “Ho deciso di studiare infermieristica per aiutare la mia comunità. Qui abbiamo un ambiente migliore, insegnanti e manager qualificati”, racconta uno studente. Ci sono perfino studenti che seguono le lezioni on line dai campi profughi o dal Darfur, la regione più colpita da massacri e violenze da parte delle milizie Rsf (Rapid support forces), documentate dalle principali organizzazioni umanitarie e per i diritti umani.

(foto: D. Dalle Carbonare)
Il 15 aprile un presidio a Roma. In occasione del terzo anniversario dello scoppio del conflitto in Sudan si svolgerà stasera a Roma (Largo di Torre Argentina, via San Nicola de’ Cesarini), dalle 17 alle 19, “Keep eyes on Sudan”, con un flash mob e un momento interreligioso di spiritualità per chiedere la pace nel Paese africano. Vi aderiscono numerose realtà, tra cui i missionari comboniani in Italia, Caritas italiana, Focsiv, Rete Italiana Pace e Disarmo, Emergency, Medici senza frontiere, Centro interconfessionale per la pace, Acli, Articolo 21.

