“Ad Aleppo l’ultima guerra, perché non si è trattata della prima, è stata sicuramente la più sanguinosa. È servita a liberare i quartieri periferici Şeyh Maqsud, Eşrefiye e Bani Zeid dai paramilitari curdi (Sdf) che ricevono rifornimenti d’armi dagli Stati Uniti e controllavano questa parte di Aleppo e Raqqa, Deir ez-Zor e Hasakeh, città situate in aree ricche di petrolio e gas. Grazie a Dio, la situazione in città ora è tranquilla perché il conflitto è terminato, ma non in altre zone del Paese, dove è ricominciato, dopo l’accordo dell’11 gennaio tra il leader delle Sdf, Mazlum Abdi, e il presidente siriano Ahmed al Sharaa di cessate il fuoco per quattro giorni”. È quanto riferito da padre Fadi Azar, direttore del Terra Sancta College di Aleppo, durante una sua visita, sabato scorso, a Crema invitato da dall’ex parroco, don Emilio Lingiardi. Il francescano della Custodia di Terra Santa ha descritto, parlando al Sir, la situazione nella seconda città siriana che nelle settimane scorse è stata teatro di duri scontri tra le forze paramilitari curde e le milizie del presidente Ahmad al-Sharaa.

(Foto AFP/SIR)
140mila sfollati. “Abbiamo ospitato oltre 140mila sfollati in conventi, chiese, moschee e scuole e abbiamo dato loro vita e alloggio. Al Terra Sancta College – ha raccontato il religioso – preparavamo tre pasti al giorno per più di 100 tra cristiani, musulmani, curdi e sunniti di ogni età ed erano a disposizione stanze e saloni dove dormire”.
“Faceva molto freddo, pioveva – ad Aleppo adesso c’è la neve – e alcuni erano disperati: appena possibile, sono tornati nelle periferie per verificare che le loro case fossero ancora in piedi. Tanti avevano già vissuto più di una volta l’esperienza di perderle, distrutte o saccheggiate completamente”.
Entrando più nel dettaglio, padre Azar ha spiegato: “La prima guerra tra curdi e soldati siriani è scoppiata il 6 ottobre ed è durata due giorni; la seconda, il 22 dicembre e, la terza, il 6 gennaio: all’Epifania, dalle 8 di sera alle 9 del mattino, cadevano ininterrottamente bombe, missili, mortai, circolavano carri armati, il fuoco non dava tregua. Tutto questo ha causato tanti morti e feriti. Liberata Aleppo, i miliziani curdi si sono ritirati a 50 km di distanza, a Deir Hafer, dove hanno combattuto fino all’accordo Abdi-Sharaa”. La situazione, al momento sembra essersi stabilizzata: “Nella nostra scuola sono rimaste cinque famiglie senza abitazione. Le ospiteremo fino a quando non troveranno una sistemazione. Il Governo sta cercando di ricostruire le case o trovare alloggi.
La speranza dei siriani, ormai, è davvero scarsa.
Vivo nel Paese da 11 anni e regnano sconforto, dolore, angoscia. Tutti sono stanchi, esauriti: ormai mi dicono che non vogliono più né aiuti economici né alimentari: vogliono soltanto andare via, in un luogo dove possano trovare stabilità e sicurezza. Tanti giovani laureati studiano il tedesco per trasferirsi in Germania”. Il conforto, materiale e spirituale, del direttore del Terra Sancta College è una missione quotidiana; insieme a lui prestano servizio 11 confratelli, dei quali altri tre ad Aleppo, quattro a Damasco, due nei villaggi nella valle dell’Oronte e due a Latakia.
Speranza nel futuro. Nel ricordo di queste opere di bene, padre Azar ha espresso ottimismo sul futuro: “Dopo la liberazione, le previsioni sono positive. Anche prima della liberazione della Siria, i paramilitari lanciavano missili e mortai su Aleppo da Şeyh Maqsud, zona in cui si erano insediati. Il nome originario di Şeyh Maqsud, tra l’altro, è ‘la montagna della Madonna’: era un’area cristiana, poi occupata dai curdi”. Da padre Azar è giunto anche un ringraziamento alla comunità cremasca. “Don Lingiardi e amici, che sono diventati anche amici della Siria, ci sostengono sempre con grande generosità. Per esempio, nella realizzazione di 60 postazioni con computer all’interno delle due sale studio del College, cui abbiamo aggiunto i pannelli solari, considerata l’elettricità insufficiente, per rinfrescare e riscaldare. E nella costruzione del forno-panificio, costruito a fine 2022 al Terra Sancta College: il pane mancava e, davanti ai forni pubblici, si formavano lunghe code. Da allora il nostro forno, come la nostra mensa che si chiama ‘Cinque pani e due pesci’, è aperto a tutti i bisognosi, cristiani e non; i volontari consegnano agli anziani il pane a domicilio, oltre ai pasti”. Padre Azar giovedì 29 gennaio porterà la propria testimonianza al parlamento francese e, in seguito, raggiungerà Colonia per un incontro con la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs).

