Si combatte e si muore nei conflitti che percorrono il continente asiatico. Confronti bellici, ad alta o bassa intensità, creano ancora oggi morte, lutto, sofferenza: dal subcontinente indiano fino al Sudest asiatico, si alzano le voci delle famiglie delle vittime di guerre antiche e nuove. Si combatte per i confini, per il potere politico ed economico o per rivendicazioni identitarie. Ha bisogno di pace l’Asia e le comunità cattoliche, nelle diverse aree, trovano nel promuovere riconciliazione uno dei tratti essenziali della loro missione.
Braccio di ferro tra Pakistan e Afghanistan. Una pericolosa crisi a bassa intensità tra Pakistan e Afghanistan rischia di degenerare, dopo le esplosioni registratesi a Kabul che i Talebani, tornati al potere in Afghanistan nel 2021, hanno attribuito al Pakistan. È seguita un’offensiva militare al confine, cui Islamabad ha risposto con raid aerei. Secondo l’Onu sono stati uccisi almeno 50 civili e circa 450 sono rimasti feriti. Islamabad accusa l’Afghanistan di dare rifugio a gruppi terroristi del Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp), che continuano ad attaccare presidi militari pakistani. Kabul nega ogni addebito. Ma la crescente instabilità potrebbe trasformarsi in un conflitto regionale, con ripercussioni sulla sicurezza globale. “La popolazione pakistana si sente tradita dagli afghani che per molti anni abbiamo accolto, quando fuggivano da guerre e persecuzioni”, ha spiegato Mario Angelo Rodrigues, sacerdote e preside dell’Istituto superiore cattolico St. Patrick a Karachi. “Oggi – osserva il sacerdote – occorre ristabilire un clima di fiducia e intraprendere una via di pace. I due governi dovrebbero collaborare nella lotta al terrorismo, nemico comune” nota, ricordando che “i cristiani pakistani sostengono percorsi di fraternità, per un’autentica pace”.
Kashmir: il rumore delle armi. Anche sul versante opposto, al confine con l’India, il Pakistan si ritrova implicato in una disputa che ha fatto sentire il rumore delle armi: quella per il Kashmir. Nell’aprile 2025 un sanguinoso attacco terroristico a Pahalgam ha sconvolto questa regione contesa, tra India e Pakistan, nuovamente divenuta teatro di violenza. Sono aumentati gli scontri a fuoco lungo la “Linea di controllo”, il confine che divide i territori controllati dall’India e dal Pakistan. Mentre si riacutizzava un conflitto che dura da quasi 80 anni, le comunità cattoliche su entrambi i lati della frontiera hanno invocato “un accordo di pace definitivo, importante non solo per India e Pakistan ma per tutto mondo”.
Conflitto interno nello Stato di Manipur. L’India si ritrova agitata anche da un nuovo conflitto interno nello Stato di Manipur, nel Nordest della nazione, area particolarmente travagliata da ribellioni, insorgenze e tensioni etniche. La violenza tra i gruppi etnici kuki e meitei è iniziata nel 2023 e ha causato 67mila sfollati interni. Per evitare gli scontri, la soluzione temporanea è stata separare nettamente i contendenti in territori isolati, ma mancano passi costruttivi per la pace. La Chiesa locale si è prodigata per assistere le persone colpite dalla violenza che hanno perso case e proprietà, “persone traumatizzate dalla violenza e in condizioni di indigenza”, ha riferito l’arcivescovo Linus Neli, pastore della Chiesa locale, affermando che “in tal modo la comunità cattolica cerca di tenere viva la speranza”.
Myanmar, nazione senza pace. Più a Oriente, chiede l’avvio di un dialogo nazionale il Myanmar, nazione sconvolta da un feroce conflitto civile che dura dal 2021, quando una giunta militare ha preso il potere con un colpo di Stato, interrompendo il cammino di una giovane democrazia. Da allora si è sviluppato un movimento di resistenza, prima con mezzi non violenti, poi attraverso la lotta armata, che si è saldato con gli eserciti delle minoranze etniche presenti nelle zone periferiche della nazione birmana. Vescovi e sacerdoti hanno denunciato la “policrisi” che attraversa la nazione e si dedicano interamente il loro servizio a curare le ferite della guerra, a livello materiale, ma anche psicologico, educativo, spirituale.
Thailandia e Cambogia, rivendicazioni territoriali. Il Sudest asiatico è stato di recente sconvolto anche dalla ripresa del conflitto aperto tra Thailandia e Cambogia, generato da rivendicazioni territoriali, che ha causato la chiusura delle frontiere e lo sfollamento di 300mila persone. Nonostante la tregua stipulata ad agosto dello scorso anno, la tensione resta alta e il piano di disarmo, negoziato nei mesi successivi, è stato disatteso. La prospettiva è di “ricreare la fiducia reciproca e la stabilità lungo il confine” afferma la Chiesa cambogiana che, tramite la Caritas, si occupa di circa 100mila sfollati interni. Quello che non manca mai, nei diversi contesti, è la preghiera per la pace e la riconciliazione che i cattolici, piccole comunità in stato di minoranza, continuano a rivolgere a Dio con fervore.
*Popoli e Missione

