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Myanmar. Vescovi di Loikaw e Hakha: “A tre anni dal colpo di Stato il nostro popolo ha fame di giustizia e riconciliazione”

Anche il Myanmar, che da circa tre anni sta vivendo una delle pagine più oscure della sua storia, si unisce alla Giornata di preghiera mondiale per la pace del 27 ottobre fortemente voluta da Papa Francesco. Sono i vescovi delle diocesi di Loikaw e Hakha ad assicurarlo al Sir. Da Roma, dove sta partecipando al Sinodo, il cardinale Charles Bo ha invitato con una lettera i fedeli cattolici e cristiani del suo Paese ad aderire all’appello del Papa. L’invito è stato rilanciato dai vescovi in tutte le diocesi locali

(Foto ANSA/SIR)

“Preghiamo continuamente per la pace e la giustizia e il nostro popolo digiuna e vive nella fame dal colpo di stato del 2021”. Anche il Myanmar che da circa tre anni sta vivendo una delle pagine più oscure della sua storia, si unisce alla giornata di preghiera mondiale per la pace fortemente voluta da Papa Francesco. E’ il vescovo della diocesi di Loikaw, mons. Celso Ba Shwe, ad assicurarlo al Sir. Da Roma dove sta partecipando al Sinodo, il card. Charles Bo ha invitato con una lettera i fedeli cattolici e cristiani del suo Paese, seguaci delle religioni, e uomini e donne di buona volontà ad aderire all’appello del Papa. L’invito è stato rilanciato dai vescovi in tutte le diocesi locali e la giornata di preghiera sarà osservata anche qui, in una terra provata dalla guerra civile e da una comunità cristiana fortemente colpita da carestia, sfollamenti forzati, attacchi militari, povertà. A descrivere la situazione da Loikaw è il vescovo. “Circa 60.000 cattolici su 90.000 sono stati costretti a sfollare nella giungla e in villaggi remoti dove non c’è cibo a sufficienza, nessun riparo sicuro e mancanza di assistenza sanitaria”, racconta. Anche la vita della Chiesa ha risentito della emergenza umanitaria. Solo nella diocesi di Loikaw, 26 parrocchie su 41 sono state temporaneamente chiuse e abbandonate a causa del conflitto armato e più di 40 edifici legati alla religione sono stati attaccati, bruciati, bombardati e profanati, comprese chiese parrocchiali, cappelle di villaggio, conventi, case di formazione, sale parrocchiali e clinica gestita dalla chiesa. Molti sacerdoti, religiose e catechisti sono tra gli sfollati e accompagnano i loro fedeli per continuare a fornire assistenza pastorale”.

Alla domanda, di cosa la popolazione ha più bisogno, il vescovo risponde: “di giustizia, pace e diritti umani”. E poi aggiunge una lista di “beni” di primissima necessità: “cibo, assistenza sanitaria, istruzione per i bambini e aiuti salvavita. Sono questi i bisogni più urgenti”. Mons. Ba Shwe guarda alla Giornata del 27 con speranza: “È essenziale pregare per la pace e la giustizia. Ma è ancora più importante sapere che tutti siamo chiamati da Dio ad una conversione del cuore. La preghiera e il digiuno sono buoni, ma la conversione personale è la garanzia perché la pace possa fiorire, ed è frutto della vera preghiera e del digiuno”. E citando il brano di Isaia, aggiunge: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne? (Isaia 58:6-7)”. Il vescovo esprime quindi gratitudine a Papa Francesco e conclude lanciando un appello: “Per favore, dite ai cosiddetti leader mondiali di rispettare la vita delle persone innocenti ovunque si trovino, chiunque essi siano: in Israele, in Palestina, in Ucraina, in Myanmar e nel mondo intero!”.

Dalla diocesi di Hakha, Stato del Chin, gli fa eco il vescovo mons. Lucius Hre Kung: “Oggi in Myanmar mancano giustizia e pace. Di conseguenza, abbiamo urgente bisogno di riconciliazione”. Il pensiero dei cattolici del Myanmar va in questi giorni a “chi vive la nostra situazione attuale, in Palestina, in Ucraina, la gente soffre. Come Mosè gridava nel deserto, oggi Papa Francesco ci dice: ‘Non abbiate paura!. Tenete duro e il Dio della pace verrà a salvarci”. “Pregare per la giustizia e la pace è parte integrante della missione della Chiesa”, osserva mons. Kung, vescovo di una diocesi che si trova nello Stato di Chin dove purtroppo i militari della giunta birmana hanno preso di mira chiese cattoliche e protestanti. “ In questi tempi di grandi sfide e difficoltà – racconta al Sir -, troviamo conforto e forza nell’amore incrollabile e nella guida del Santo Padre. La sua compassione e la sua leadership sono fonte di ispirazione e speranza per tutti noi. Siamo profondamente grati per i suoi instancabili sforzi nel promuovere la pace, la compassione e l’unità in un mondo spesso diviso e in tumulto. I messaggi di amore, di tolleranza e comprensione di Sua Santità toccano innumerevoli vite e risuonano in persone di ogni estrazione sociale, trascendendo confini e credenze. La sua dedizione al servizio degli emarginati e la promozione dell’armonia tra i popoli, sono un faro di speranza nel nostro mondo spesso miserabile. Possano il suo insegnamento e le sue benedizioni continuare a guidarci verso un futuro più luminoso. Lunga vita al Papa!”.

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