La comunità dei Focolari: “Vogliamo gridare al mondo che vogliamo la pace”

I messaggi viaggiano via Whatsapp. Le telefonate sono brevissime. Ma lo scambio di notizie in queste ore drammatiche di attacchi e assedi è intensissimo. Scrive da Gaza una donna della comunità cristiana dei Focolari: “Se Dio ci chiamasse a sé, siate certi che dal Cielo continueremo a pregare con voi e a supplicarlo con maggiore forza di avere compassione del suo popolo e di voi. Pace, sicurezza, unità e fratellanza universale, questo è ciò che desideriamo e questa è la volontà di Dio e anche la nostra. Come in cielo così in terra”. A rispondere, c’è una ebrea ortodossa, anche lei vicina ai Focolari. Vive però “dall’altra parte”, in una località del distretto di Tel Aviv

(Foto AFP/SIR)

“Vogliamo gridare al mondo che vogliamo la pace, che la violenza genera violenza e che la nostra fiducia in Dio è grande. Ma se Dio ci chiamasse a sé, siate certi che dal Cielo continueremo a pregare con voi e a supplicarlo con maggiore forza di avere compassione del suo popolo e di voi. Pace, sicurezza, unità e fratellanza universale, questo è ciò che desideriamo e questa è la volontà di Dio e anche la nostra. Come in cielo così in terra”. A scrivere è una cristiana della piccola comunità di Gaza, legata al Movimento dei Focolari. Il suo messaggio sta facendo il giro del mondo. “Desidero ringraziarvi con tutto il cuore, ognuno personalmente”, scrive mentre Gaza è sotto assedio. “Non voglio parlare della guerra e della sofferenza che stiamo vivendo. Voglio dire che, alla luce di questi avvenimenti, nutriamo speranza per il fatto che ci sono persone come voi. I vostri messaggi, le vostre chiamate ci hanno dato molta gioia”. “Mi avete dato la forza di non arrendermi al male, di non dubitare della misericordia di Dio e di credere che il bene esiste. In mezzo ad ogni oscurità c’è una luce nascosta”. “Non possiamo pregare, pregate voi, noi offriamo e il nostro operare insieme è completo”.

“Se siete in contatto con gli amici del Focolare a Gaza, inviate loro il mio amore e la mia vicinanza”, scrive un’ebrea ortodossa che vive in una località del distretto di Tel Aviv. Segno che pur in mezzo al dolore e alle macerie, ci sono persone che, da entrambe le parti, aspirano alla pace. “La mia esistenza in questi ultimi giorni è così”, racconta: “sono a casa con la mia famiglia. Tutte le scuole sono chiuse e restiamo vicini ai rifugi. Siamo molto fortunati ad avere una stanza sicura nel nostro appartamento, e i bambini dormono lì, sul pavimento. I gruppi whatsapp locali sono un continuo brusio di appelli e offerte di aiuto, per le famiglie fuggite, per i soldati e le loro famiglie. Ci sono anche notizie di persone in lutto che hanno bisogno di aiuto per onorare i morti come dovrebbero essere onorati. Sembra che tutti i giovani siano stati chiamati a combattere e temiamo per gli amici, i parenti e i padri degli amici dei nostri figli. Temiamo ciò che ci aspetta ancora”. La paura è forse il sentimento più diffuso in questi momenti. Nonostante tutto, il pensiero riesce ad abbattere i muri della guerra. “Cerco di proteggere i miei figli dalla paura”, è la testimonianza della donna ebrea. “Il nostro orrore è insignificante rispetto a quanto accaduto ai nostri fratelli e sorelle del Sud. Penso ai prigionieri e temo per loro”. “Temo anche per quelli di Gaza. Penso ai miei amici arabi in Israele che corrono a cercare rifugio come noi. Cerco di pregare alla stessa ora del mio amico musulmano, così possiamo essere una comunità di preghiera anche se tanto ci divide”.

 

“In queste ore, gli spostamenti sono limitati e cerchiamo di rimanere in contatto tramite telefono e messaggi di WhatsApp. Cerchiamo di essere vicini a tutti. Più di questo, in questo momento non possiamo fare”, confida al Sir da Gerusalemme Claudio Maina, corresponsabile della comunità del Movimento dei Focolari in Terra Santa a cui appartengono cristiani delle varie denominazioni, ebrei e musulmani. “Ma possiamo stringerci tutti in preghiera per invocare il dono della pace e far sentire la nostra voce. Rispondiamo così anche noi agli appelli di Papa Francesco e del Patriarca di Gerusalemme”. “La speranza è che si fermi al più presto questa spirale di violenza e di odio e si cominci ad affrontare questa crisi alle sue radici”. Le notizie che arrivano da Gaza sono drammatiche. Claudio conferma: “Ci arrivano messaggi brevi. L’ultimo diceva che i cristiani hanno tutti lasciato le loro case e sono andati a rifugiarsi nelle chiese”. Cresce la preoccupazione e l’angoscia per quello che potrà ancora succedere: “Da una parte c’è l’assedio, dall’altra c’è stato un attacco terroristico feroce, continuano a piovere razzi, ci sono gli ostaggi, i giovani che vanno a combattere e la paura che si aprano altri fronti. Due popoli stanno soffrendo. L’unica cosa che ora possiamo fare è essere vicini e pregare”.

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