Mongolia: il forno di Shuwuu costruito dai giovani di Mendicino. Don Gabrieli: “Pane impastato di amicizia”

Il racconto della costruzione di un forno per il pane ed il corso per la panificazione nel luglio 2005: una missione partita da Mendicino, nella diocesi di Cosenza-Bisignano, nella nascente Chiesa di Mongolia dove da domani Papa Francesco sarà in visita apostolica

Mongolia, il forno di Shuwuu costruito dai giovani di Mendicino (Cs) - Foto Parola di Vita

Nel cuore della Mongolia, precisamente a Shuwuu, c’è una piccolissima comunità cattolica guidata da due missionari salesiani che attende “con gioia e trepidazione” la visita di Papa Francesco, in occasione del suo viaggio apostolico dal titolo “Sperare insieme”. Un viaggio che avrebbe voluto fare già nel 2003 San Giovanni Paolo II ma dovette rinunciare per problemi di salute. Papa Francesco sarà il primo Pontefice a visitare questo Paese asiatico dove attualmente operano 25 sacerdoti missionari e due preti locali; 30 suore di alcune congregazioni. Sono circa 1.300 i fedeli battezzati, guidati dal card. Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaatar in Mongolia, il porporato più giovane del mondo (49 anni).

Card. Giorgio Marengo con una bimba di Ulaanbaatar in Mongolia (Foto da www.consolata.org)

“Certe buone pazzie”. Con la comunità cattolica di Shuwuu, a “trepidare” per questa visita apostolica, c’è anche quella italiana di Mendicino (diocesi di Cosenza-Bisignano), legate l’una all’altra da un’amicizia nata nel luglio del 2005, quando un gruppo di 9 giovani della comunità parrocchiale San Nicola di Bari, accompagnati dal loro parroco, don Enzo Gabrieli, “si sono lasciati smuovere dalla passione per un’esperienza di incontro con una comunità cristiana allora nascente”. A raccontare questa storia di solidarietà è, dalle pagine del settimanale dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, “Parola di Vita” (www.paroladivita.org), lo stesso don Gabrieli: “Sono trascorsi quasi vent’anni dalla missione in terra mongola ed ancora resta vivo in noi il ricordo di quella terra, di quella gente che nonostante povertà e regime ha conservato l’orgoglio e l’identità del grande popolo del Khan. Eravamo venuti a conoscenza delle difficoltà di procurarsi il pane soprattutto nei lunghi periodi di mancanza di energia elettrica e di una alimentazione precaria, povera di carboidrati – ricorda il sacerdote -. Abbiamo così pensato di aiutare la comunità nella costruzione di un forno a legna per il pane che aiutasse anche il riscaldamento degli ambienti e nel proporre ad un gruppo di donne un corso per la panificazione e la realizzazione di biscotti e anche della pizza. Abbiamo così fornito alla comunità mongola anche l’attrezzatura per realizzare le ostie”. Dopo alcuni mesi di preparazione il gruppo mendicinese è partito per la Mongolia con il progetto di costruire il forno in una struttura che già ospitava la piccola comunità cristiana per le attività educative e la preghiera. “La difficoltà della comunicazione e del reperimento dei materiali – rivela don Gabrieli – è stata superata ‘dalla Provvidenza’. Due consacrate inglesi hanno fatto da interpreti e un emigrato italiano è stato il gancio per il reperimento in loco del materiale adatto per la realizzazione dell’opera”.

“Sono stati 15 giorni di intenso lavoro, di fraternità, di incontro, con le loro antiche tradizioni – aggiunge il sacerdote -. Abbiamo avuto anche la possibilità di partecipare alla grande festa nazionale del Nadaam e conoscere il buddismo mongolo. Le difficoltà non sono mancate, anche di approvvigionamento alimentare a causa di una tempesta di sabbia che ci ha costretti a restare per tre giorni nel chiuso della missione, ma la passione, la giovinezza e la fede ci hanno sostenuti”. Tanto lavoro e tanta preghiera hanno scandito le giornate “mongole” del gruppo mendicinese fino all’esplosione di gioia nel villaggio quando è stata sfornata la prima pagnotta e prodotte le prime ostie.

“È stata una festa per tutto il villaggio: profumo di amicizia, di solidarietà, impastata con quel pizzico fiducia in Dio che soprattutto in età giovanile ti porta a fare certe buone pazzie”,

dice don Gabrieli. “Siamo tornati a Mendicino più ricchi di come siamo partiti, anche grazie ai valori trasmessi nella semplicità da quelle parsone che abbiamo incontrato a Schuwuu. In Mongolia abbiamo lasciato tutti un pezzo di cuore. Sapere che Papa Francesco compirà questo viaggio apostolico – conclude il sacerdote calabrese – mi porta ad immaginare questo incontro come quello delle prime comunità cristiane che accogliendo Pietro ricevevano la conferma della fede”.

L’impegno continua. La comunità parrocchiale di Mendicino continua a seguire e a sostenere a distanza i cristiani di Shuwuu dove il forno è stato attivo fino a prima della pandemia. Poi le norme igienico-sanitarie per la distribuzione del cibo hanno spinto la comunità a fare altre scelte pastorali nella struttura accanto alla quale il 15 agosto scorso è stata consacrata la prima chiesa del villaggio dedicata alla Santa Famiglia.

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