This content is available in English

Proteste in Cina anti Covid. Sisci: “Si sta sgretolando la fiducia tra la gente e la leadership”

Da Pechino a Shanghai, a Nanchino, i manifestanti sono scesi per le strade di almeno 6 città della Cina nel fine settimana per manifestare contro le misure di lockdown. A seguito delle proteste, il governo ha deciso di rafforzare la presenza di forze dell'ordine nelle città. Sono aumentati agenti e mezzi della polizia e i controlli. Ci sarebbero stati anche arresti nelle ultime ore, almeno quattro. Francesco Sisci: “quelli che protestano e sono scesi in piazza apparentemente sono ancora una minoranza. Qualche decina di migliaia e non un milione di persone. Certamente, sono una punta di iceberg, il segnale di un problema più profondo”. “Si è rotta la fiducia che c’era tra la gente e la leadership”

(Foto ANSA/SIR)

“C’è un problema fondamentale: si è rotta la fiducia che c’era tra la gente e la leadership. Due anni e mezzo fa, la gente si fidava molto, se non ciecamente, del partito. Oggi la gente non si fida più. E se manca questa fiducia, tutto il sistema si spezza. Il partito è astuto, intelligente e creativo. Lo sa. Si tratta di recuperare questa fiducia”. È la “lettura” di Francesco Sisci, sinologo, a quanto sta succedendo in questi giorni in Cina dove in almeno 6/7 città del Paese ci sono state proteste contro le misure di lockdown. Da Pechino e Shanghai, i manifestanti sono scesi per le strade nel fine settimana. A seguito delle proteste, il governo ha deciso di rafforzare la presenza di forze dell’ordine nelle città. Sono aumentati agenti e mezzi della polizia e i controlli tanto che i manifestanti che erano scesi per le strade, hanno ricevuto chiamate dalla polizia che chiedeva informazioni circa i loro spostamenti negli ultimi giorni. Sotto particolare osservazione è la zona di Urumqi Road, a Shanghai, dove si sono verificate le proteste più forti e dove sono risuonati slogan contro il presidente Xi Jinping. La zona è stata transennata e ai bar della zona è stato chiesto di chiudere entro le 22, ufficialmente per misure legate al controllo del Covid. Ci sarebbero stati arresti nelle ultime ore, almeno quattro, e una delle persone fermate sarebbe stata rilasciata.

Sisci, cosa sta succedendo?

“La gente non ne può più.

È chiusa in casa da due anni e mezzo. Finora le persone avevano creduto che questo fosse il modo migliore per sconfiggere l’epidemia. All’improvviso si apre il mondiale di calcio e tutti i cinesi vedono che la vita normale è tornata nel resto del mondo mentre in Cina sono ancora chiusi e non ci sono prospettive chiare di quando questi lock down finiranno e come.

In cosa hanno sbagliato?
Pensavano di controllare questo virus come hanno fatto, a suo tempo, con la Sars nel 2003. All’epoca, grazie ad un controllo massiccio della società, il virus sparì nell’arco di qualche mese. Questo virus invece non è sparito. È mutato, ha fatto il giro del mondo ed è tornato. Le misure tradizionali non hanno funzionato. Hanno cercato di produrre un vaccino efficace ma non ci sono riusciti. Si sono quindi ritrovati con un sistema di gestione dell’epidemia che alla lunga non è riuscito a battere il virus. Avrebbero dovuto cambiare traiettoria subito e decidere di prendere un vaccino straniero e rafforzare il sistema sanitario.

Non lo hanno fatto, preferendo intraprendere la direzione dei lockdown e dei controlli. E la bolla oggi è scoppiata.

Chi è sceso in piazza?
Gente normale. Ci sono gli studenti, ovviamente ma a protestare è la gente semplicemente stufa di stare imprigionata a casa da due anni e mezzo.

Queste manifestazioni di piazza fanno ricordare l’aria di rivoluzione che si respirò a Tienanmen.
Non è Tienanmen. Perché era una protesta molto politica e le manifestazioni di piazza avevano un riflesso nelle divisioni al centro del potere. Oggi il potere è concentrato e questo riflesso non c’è e le manifestazioni non si traducono in lotta interna. Però è vero. È il segnale di una fiducia che si sta sgretolando.

Come pensavano di recuperare la fiducia se aumentano la presenza delle forze dell’ordine, se rafforzano i controlli sui social e sulle notizie in tv?

Intanto bisogna dire che quelli che protestano e sono scesi in piazza apparentemente sono ancora una minoranza. Qualche decina di migliaia e non un milione di persone. Certamente, sono una punta di iceberg, il segnale di un problema più profondo. Per affrontarlo, il governo cinese usa il bastone e la carota. La carota sono i rallentamenti delle misure di lockdown in alcune città e il bastone sono tutte le iniziative prese per prevenire le manifestazioni, mettendo la polizia per strada e procedendo ad arresti mirati. Rimane comunque il problema di fondo che è questa ferita che è stata inferta nella fiducia della gente. Il partito non è sciocco e lavorerà per sanare questa frattura.

Secondo lei, il Partito e il presidente Xi Jinping temono di più il diffondersi del Covid o il malcontento dei cinesi nei loro confronti?
Se c’è il Covid e cominciano ad esserci di nuovo milioni di morti, allora certamente la ferita della fiducia della gente verso il governo si approfondisce. Sono due cose legate. I problemi di fondo sono due. Il primo è che la gente deve essere vaccinata. L’altro problema è che bisogna cambiare il modo di pensare e soprattutto di affrontare i problemi. In questo caso, ci deve essere una prospettiva chiara sulla via che si vuole prendere per uscire fuori dal Covid definitivamente: non puoi stare in emergenza per troppo tempo.

Altri articoli in Mondo

Mondo

Informativa sulla Privacy