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Myanmar. Mons. Kung (Hakha): “All’Europa in guerra diciamo: abbiamo bisogno di pace e del vostro aiuto”

Parla il vescovo birmano di Hakha, Stato del Chin, mons. Lucius Hre Kung: “L'attuale conflitto europeo ha oscurato la crisi birmana anche a livello mediatico. Sebbene il calo degli aiuti umanitari non venga notato in quanto tale, temo che possa diminuire in futuro a causa dell'impatto della guerra in Ucraina. Pertanto, lancio un appello: abbiamo bisogno del vostro aiuto e chiediamo aiuti internazionali per le persone in Myanmar. Come tutti sanno, ci sono molti poveri in Myanmar. Per questo la pace nel Paese è indispensabile perché se non c'è pace, la gente rischia di diventare sempre più povera”

(Foto ANSA/SIR)

“La situazione politica in Myanmar è difficile, soprattutto nello Stato Chin. Attacchi, sfollamenti forzati di civili e crisi umanitarie sono ancora presenti in molte parti dello Stato Chin”. È la voce del vescovo di Hakha, mons. Lucius Hre Kung. Mentre in Europa, la crisi ucraina ha focalizzato l’attenzione di media e opinione pubblica, in Myanmar, vittima di un colpo di Stato il 1 febbraio 2021, si continua a lottare e a morire per violenza ma anche per povertà e condizioni di vulnerabilità. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), il numero di sfollati interni (Idp) in Myanmar ha superato il milione di persone per la prima volta nella storia della nazione, di cui quasi 700.000 sono stati costretti a fuggire a seguito dell’instabilità dovuta al colpo di Stato e alla guerra civile che ha scatenato in tutto il Paese. Varie parti del Myanmar hanno assistito a un’escalation dei combattimenti, rafforzando ulteriormente la già fragile situazione umanitaria.  Insomma, la situazione sta peggiorando ogni giorno con frequenti attacchi indiscriminati e incidenti dovuti anche a mine antiuomo e residuati bellici esplosivi lasciati sul terreno dei combattimenti. Le vittime civili si contano a migliaia ormai.

Emergenza monsoni. Da aprile, la stagione dei monsoni ha colpito Rakhine, Kachin, Shan meridionale e Kayin con forti tempeste e forti piogge, causando danni ai rifugi per sfollati interni che già si trovavano in una situazione di precarietà. Anche vescovo di Hakha esprime preoccupazione: “Con l’arrivo della stagione delle piogge, la salute fisica delle persone e l’accesso al cibo nello Stato Chin ci preoccupano più di prima perché molti sono fuggiti e si sono sparpagliati ovunque per motivi di sicurezza. Anche dal punto di vista cristiano, siamo preoccupati perché è difficile per noi raggiungerli e dare loro una cura pastorale in questo momento particolarmente difficile”.

Dal Myanmar si guarda poi con preoccupazione anche alla crisi militare in atto in Europa. “È vero che oggi siamo preoccupati per la guerra in Europa”, conferma mons. Kung. “Pensiamo che l’Europa potrebbe in qualche modo cadere di nuovo sotto i colpi delle armi. Ma allo stesso tempo, sono sicuro anche che la sua profonda eredità cristiana possa avere un forte impatto in questo senso”. Una cosa però è certa: “La guerra in Ucraina ha un impatto economico in Myanmar. Cambia anche la nostra visione del mondo politicamente e socialmente”, osserva il vescovo. Che aggiunge: “L’attuale conflitto europeo ha oscurato la crisi birmana anche a livello mediatico. Sebbene il calo degli aiuti umanitari non venga notato in quanto tale, temo che possa diminuire in futuro a causa dell’impatto della guerra in Europa. Pertanto, lancio un appello: abbiamo bisogno del vostro aiuto e chiediamo aiuti internazionali per le persone in Myanmar, in particolare per le persone nello Stato Chin. Come tutti sanno, ci sono molti poveri in Myanmar. Per questo la pace nel Paese è indispensabile perché se non c’è pace, la gente rischia di diventare sempre più povera. Ci aspettiamo che i valori cristiani su cui si è costruita la storia recente europea, vengano mantenuti e rispettati. L’Europa è stata per il mondo un punto di riferimento solido. A questa Europa chiediamo di rimanere fedele alla sua vocazione e di continuare a impegnarsi per la pace nel mondo. Chiediamo anche di continuare a offrire aiuti umanitari al mondo, soprattutto in Myanmar”.

Si intitola “Proiettili piovuti dal cielo: crimini di guerra e sfollamento nel Myanmar orientale”, il nuovo Rapporto pubblicato il 1 giugno, da Amnesty International, dedicato alle violenze perpetrate dall’esercito del Myanmar contro i civili degli stati di Karen e Kayah. Punizioni collettive, diffusi attacchi aerei e di terra, detenzioni arbitrarie che spesso sfociavano in torture o esecuzioni extragiudiziali, e sistematico saccheggio e incendio di villaggi. La violenza nei due Stati birmani si è riaccesa e si è intensificata da dicembre 2021 a marzo 2022, uccidendo centinaia di civili e sfollando più di 150.000. Preoccupa anche la situazione nella regione settentrionale di Sagaing. Secondo quanto riferito da residenti e media locali, l’esercito birmano ha bruciato centinaia di edifici durante un raid di tre giorni. La scorsa settimana i soldati hanno dato fuoco a centinaia di case in tre giorni nei villaggi di Kinn e Ke Taung. Il raid è iniziato il 26 maggio. I soldati hanno fatto irruzione nei villaggi sparando in aria, spaventando i residenti. Le immagini riprese da un drone, ottenute da AFP, mostrano colonne di fumo che salgono dai villaggi in questione, situati sulle rive del fiume Chindwin.

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